La rimozione della CO₂ dall’atmosfera e il suo stoccaggio a lungo termine rappresentano oggi azioni sempre più importanti nelle strategie per contrastare il cambiamento climatico. Tra le diverse soluzioni, particolare interesse stanno suscitando gli approcci che combinano la rimozione della CO₂ atmosferica al contrasto dell’acidificazione degli oceani. Un esempio è l’ocean liming, che prevede la dispersione nelle acque oceaniche superficiali di reagenti alcalini, come l’idrossido di calcio. Questo processo determina un aumento temporaneo del pH dell’acqua marina e favorisce l’assorbimento della CO₂ atmosferica, che viene trasformata e immagazzinata principalmente sotto forma di ioni bicarbonato.
Lo studio analizza l’implementazione dell’ocean liming in quattro configurazioni di un sistema pensato per rimuovere 100.000 tonnellate di CO₂ all’anno. Qual è l’impatto ambientale di tale sistema? A questa domanda risponde l’articolo “Comparative life cycle assessment of CO2 removal solutions, including ocean liming, based on different energy sources and carbon storage methods” pubblicato sulla rivista International Journal of Greenhouse Gas Control.
In dettaglio, attraverso la metodologia Life Cycle Assessment (LCA), si analizzano le diverse configurazioni del sistema studiando innanzitutto l’influenza sugli impatti ambientali di differenti fonti energetiche per la produzione di calce idrata (biomassa sottoposta a gassificazione o energia elettrica). Inoltre, si confrontano due diverse modalità di stoccaggio della CO₂ ossia in formazioni geologiche sotterranee oppure sotto forma di bicarbonati in mare, attraverso un processo di alcalinizzazione oceanica con pH equilibrato (tecnologia brevettata da Limenet S.r.l.).
I risultati dello studio mostrano che, in tutti gli scenari analizzati, si ottiene una rimozione netta di CO₂ dall’atmosfera con livelli di efficienza particolarmente elevati (85%-92% negli scenari che utilizzano il mix elettrico italiano previsto per il 2050, 93%-96% negli scenari che prevedono il ricorso alla biomassa). Questi risultati indicano che gli impatti associati ai materiali e all’energia necessari per il processo, pur determinando una “penalità” in termini di emissioni di carbonio, non compromettono la capacità complessiva del sistema di rimuovere CO₂ dall’atmosfera.
La valutazione ambientale, tuttavia, non può fermarsi al solo cambiamento climatico. L’analisi LCA mette infatti in evidenza alcuni trade-off tra la riduzione dell’impatto sul cambiamento climatico e altre categorie di impatto ambientale quale l’uso del suolo, soprattutto con l’impiego della biomassa.

Lo studio è parte del progetto di dottorato di Francesco Campo presso AWARE e nasce da una collaborazione tra AWARE e Limenet S.r.l.
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