Economia circolare e decarbonizzazione nelle costruzioni: il ruolo della demolizione selettiva

In Italia, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano una quota significativa dei rifiuti speciali prodotti. Nonostante gli elevati tassi di recupero, la piena valorizzazione degli aggregati riciclati è ancora ostacolata da barriere normative, economiche, tecniche e culturali, oltre che dalla difficoltà di garantire materiali con caratteristiche qualitative e prestazionali costanti.

In questo contesto, la demolizione selettiva assume un ruolo strategico per favorire la transizione del settore delle costruzioni verso modelli più circolari. La separazione dei materiali già in fase di cantiere consente infatti di ottenere flussi più omogenei e più facilmente recuperabili, migliorando la qualità dei materiali avviati a riciclo e favorendo la produzione di aggregati riciclati idonei a nuovi impieghi nel settore edilizio e infrastrutturali.

Tuttavia, nonostante il suo potenziale, la demolizione selettiva è ancora poco diffusa su larga scala e la sua applicazione comporta criticità tecniche, logistiche ed economiche. Resta quindi aperta una questione centrale: la demolizione selettiva può essere considerata economicamente sostenibile?

A questa domanda cerca di rispondere l’articolo scientifico “Circular economy and decarbonization in construction: Evidence from life cycle costing in Italy”, recentemente pubblicato sulla rivista Economics and Policy of Energy and the Environment.

Parte del progetto di dottorato di Federica Carollo e sviluppato sotto la supervisione scientifica di Lucia Rigamonti e Francesca Ceruti (Dipartimento di Economia e Management, Università di Brescia), lo studio analizza la sostenibilità economica della demolizione selettiva e della filiera di gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione nel contesto italiano, con particolare riferimento alla Regione Lombardia, attraverso un approccio di Environmental Life Cycle Costing.

L’analisi ha coinvolto diverse imprese di demolizione e impianti di riciclo della Lombardia, prendendo in considerazione tutte le fasi della gestione dei rifiuti: dalla demolizione dell’edificio fino al trattamento e alla produzione di aggregati riciclati. I risultati mostrano che il costo medio della filiera è pari a circa 7 €/m³ di edificio demolito, ma aumenta quando viene adottata una demolizione selettiva completa, che richiede maggiori attività di separazione dei materiali, tempi operativi più lunghi e un impiego più intenso di personale e attrezzature.

L’articolo completo è disponibile al seguente link: Circular economy and decarbonization in construction: Evidence from life cycle costing in Italy | Economics and Policy of Energy and the Environment – Open Access

Ecomondo: aperta la call for papers

Mercoledì 20 maggio si è aperta la Call for Papers di Ecomondo. La call è aperta a tutti i professionisti del settore: ricercatori, aziende, istituzioni e operatori che desiderano contribuire attivamente al dibattito sulla transizione ecologica.

Candidando un abstract entro il 30 giugno 2026 si potrà esporre il proprio lavoro all’interno del palinsesto convegnistico della prossima edizione, che si terrà dal 3 al 6 novembre 2026.

In particolare, è aperta la call for papers per il convegno  Technological solutions for resources recovery from end-of-life products and materials in the Mediterranean landscape che sarà coordinato da Paola Muraro e Paolo Massarini di ATIA – ISWA, Fabrizio Passarini del Comitato tecnico scientifico di Ecomondo e Lucia Rigamonti di AWARE.

Per mandare un abstract potete seguire le istruzioni che trovate qua.

Settimana di visiting in Cile

Durante la Settimana dell’Epifania, Lucia Rigamonti è stata ospitata da Felipe Vargas dell’Instituto de Obras Civiles della Facultad de Ciencias de la Ingeniería dell’Universidad Austral de Chile in Valdivia. Durante tale periodo è stato così possibile conoscere le attività di ricerca che Felipe ha portato avanti e sta portando avanti dopo aver conseguito il titolo di dottore di ricerca per il quale nel 2018 era stato ospite del gruppo di ricerca AWARE.

La sua attività si concentra sull’utilizzo dei residui dalle attività minerarie per la produzione di materiali che possano essere utilizzati in sostituzione del cemento e/o degli aggregati naturali. Qua trovate maggiori informazioni sui suoi progetti. È stato anche possibile visitare l’impianto pilota di trattamento dei residui minerari installato presso la Pontificia Universidad Católica de Chile in Santiago. È stata infine l’occasione per presentare le attività di ricerca di AWARE in termini di applicazioni della metodologia LCA: qui trovate la presentazione.

Impianti fotovoltaici nel deserto di Atacama

È ora disponibile la pubblicazione “Environmental performance of a 1 MW photovoltaic plant in the Atacama Desert: A life cycle assessment study” riguardante uno studio di valutazione del ciclo di vita di impianti solari fotovoltaici nel deserto di Atacama (Cile). L’articolo è parte della tesi di dottorato in Solar Energy presso l’Università di Antofagasta di Denet Soler, ospitata nel gruppo di ricerca AWARE da Lucia Rigamonti per alcuni mesi. Lo studio esamina il consumo di energia primaria e le prestazioni ambientali di un impianto fotovoltaico da 1 MW connesso alla rete situato nel deserto di Atacama. Le condizioni uniche di tale deserto includono elevati valori di irradianza orizzontale globale annuale (>2600 kWh/m2), un fattore di degradazione del modulo dell’1,5% all’anno, usura accelerata di componenti come gli inverter, opere civili adattate a terreni salini e corrosivi, lunghe distanze di trasporto e risorse idriche limitate. I modelli di inventario hanno utilizzato prevalentemente dati primari, tra cui misurazioni in situ ed esperienze operative da una struttura gestita localmente.

Per saperne di più, potete leggere la pubblicazione disponibile qua.

Un passo avanti nell’applicazione della metodologia Social Life Cycle Assessment

Il giorno 24 marzo 2025, Giuseppe Cecere ha discusso la propria tesi di dottorato, condotta sotto la supervisione della professoressa Lucia Rigamonti.

La ricerca si è focalizzata sulle sfide metodologiche legate all’applicazione della Life Cycle Sustainability Assessment (LCSA) alle tecnologie emergenti nel settore della gestione dei rifiuti. In particolare, è stato sviluppato un framework strutturato per migliorare l’implementazione della Social Life Cycle Assessment (S-LCA), analizzando la selezione delle sottocategorie sociali e l’integrazione dei risultati della metodologia nella valutazione complessiva della sostenibilità. Lo studio ha previsto un’applicazione pilota del framework nel settore della gestione dei rifiuti in Italia e un approfondimento attraverso un caso studio nazionale in Spagna, relativo alla valutazione di tecnologie emergenti per il recupero di rifiuti plastici e alimentari.

I risultati della tesi hanno evidenziato criticità legate all’assenza di criteri standardizzati e alla contestualizzazione dei rischi sociali, che compromettono la coerenza e la comparabilità delle applicazioni di S-LCA. Tuttavia, il framework proposto ha dimostrato di migliorare la trasparenza e l’obiettività nella selezione dei temi sociali e di facilitare l’integrazione delle dimensioni sociali nella LCSA.

Questa ricerca ha messo in luce come l’adozione di un approccio integrato e sistemico possa supportare valutazioni di sostenibilità più robuste e mirate. I risultati ottenuti rappresentano uno strumento utile sia per i decisori politici, al fine di orientare le future azioni verso una gestione più sostenibile dei rifiuti, sia per i ricercatori, come punto di partenza per ulteriori approfondimenti metodologici.

Il viaggio della plastica in Europa: flussi, impatti e punti critici

Il giorno 14 febbraio 2025 Andrea Amadei ha discusso la propria tesi di dottorato, condotta sotto la supervisione di Lucia Rigamonti di AWARE e Serenella Sala del Joint Research Centre della Commissione Europea.

Il dottorato ha previsto la valutazione complessiva di flussi ed impatti della filiera delle plastiche nell’Unione Europea (UE) per l’anno 2019. Le analisi coprono vari settori (tra cui quello degli imballaggi, dei trasporti, dell’agricoltura, etc.) e polimeri (tra cui poliolefine e poliesteri), e sedici categorie di impatto (includendo ma non limitandosi al cambiamento climatico, seguendo il metodo ‘Environmental Footprint’ raccomandato dalla Commissione Europea).

I risultati hanno evidenziato il ruolo del settore degli imballaggi come quello più importante tra quelli valutati, contribuendo a più di un terzo del consumo totale di plastica (circa 45 milioni di tonnellate). Complessivamente, poco meno del 17% del rifiuto plastico generato ogni anno viene riciclato e utilizzato per generare nuovi prodotti nell’UE.
Gli impatti totali sul cambiamento climatico della intera filiera ammontano a 279 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Solo scenari ambiziosi ad alto recupero di plastica ed efficienza potrebbero essere in grado di ridurre tali impatti, specialmente quando accoppiati con una riduzione della produzione di plastica.

I risultati mostrano come la combinazione di una analisi dei flussi e degli impatti consenta di fornire una visione del sistema plastiche sia complessiva che dettagliata. Tale approccio constente di sottolineare gli aspetti più critici dell’intera filiera, che potrebbero restare meno evidenti nel solo caso di analisi specifiche. Questi dettagli possono infatti rappresentare uno strumento utile per i decisori al fine di una possibile prioritizzazione di future azioni da intraprendere. Analogamente, lo studio può rappresentare un punto di partenza per ricercatori verso nuove ed aggiornate stime. La necessità di investigare ulteriormente tale filiera è un passo fondamentale per adempiere alle ambizioni dell’UE e superare le sempre più crescenti problematiche legate ai suoi impatti ambientali.

Per approfondire: