5 luglio 2018 – The day after?

C’è molta apprensione tra gli operatori del settore per l’imminente scadenza del 5 luglio, quando potrebbe cambiare la classificazione delle ceneri pesanti da incenerimento dei rifiuti. Il legislatore europeo sembra voler utilizzare un bazooka per colpire un innocuo topolino, ma contestualmente lascia aperta la porta a proposte, suggerimenti ed “interpretazioni” da parte degli Stati Membri.

Intanto anche in Italia esiste una efficace filiera di recupero di questi residui, perfettamente inquadrata nei dettami dell’Economia Circolare.

Qua sotto l’opinione di Mario Grosso, presentata al Workshop ANPAR presso la manifestazione Ravenna 2018.

Grosso ANPAR

Sciare a Copenhagen?

Non solo sciare, anche arrampicarsi su una parete verticale di 80 metri presso il nuovo termovalorizzatore Amager Bakke, noto anche come Copenhill. Una visita presso il sito di questo showroom tecnologico, ancora in fase di completamento ma già parzialmente operativo, suscita una serie di riflessioni sul ruolo del recupero energetico dal rifiuto residuo alla luce delle attuali (e future) condizioni al contorno.

Energia dai rifiuti innanzitutto, tanta energia elettrica e soprattutto termica per alimentare la vasta rete di teleriscaldamento di Copenhagen, sfruttando anche la condensazione dei fumi (esattamente come nelle caldaie a metano a condensazione). Dunque anche qua rendimenti che, se riferiti artificiosamente al potere calorifico inferiore, superano il 100%. E poi massima flessibilità in questa produzione di energia, per assecondare da un lato l’andamento stagionale della richiesta di calore (e anche i cambiamenti climatici…), dall’altro i capricci del vento, che in Danimarca determina il valore economico istantaneo dell’energia elettrica. E nessun condensatore del vapore, per non sprecare neanche un chilowattora.

La voglia di fare qualcosa di realmente innovativo e all’avanguardia da tutti i punti di vista: energetico, ambientale, di integrazione con la città. Arriveranno davvero frotte di turisti a godere del “miglior panorama su Copenhagen” dal punto di ristoro situato sul tetto? E i cittadini a sciare anche in estate e ad arrampicarsi?

Ma sullo sfondo, anche qua, qualche ombra. Lo spettro dell’eccesso di capacità di trattamento, che già ora richiama rifiuti dal Regno Unito. Ma per quanto ancora potrà durare?

E poi i costi, circa 500 milioni di euro, con un ritorno dell’investimento previsto sui 25 anni. In un contesto, appunto, dinamico e continuamente mutevole. Difficile da prevederne l’evoluzione così a lungo termine.

Riusciranno i danesi a dimostrare di aver avuto ragione con questa scelta e a confermarsi i primi della classe? O diventerà una sorta di canto del cigno dell’incenerimento come lo conosciamo? Sarà il tempo a dare una risposta, per intanto quello che è certo è che si tratta di un’opera che non può lasciare indifferenti.