Gestire i rifiuti in un territorio occupato e bombardato

Forse in una situazione di conflitto armato la gestione dei rifiuti può sembrare l’ultimo dei problemi, ma rappresenta l’ennesimo ulteriore aggravamento delle persone vittime delle guerre.

In questi giorni stiamo ricevendo richieste di supporto (o forse meglio dire di conforto, potendo oggi lavorare solo da remoto) dalle Municipalità del Libano meridionale con cui abbiamo lavorato in questi anni, che isolate a causa degli scontri e dell’esercito di Israele non riescono più a portare i rifiuti in discarica. Anche i miglioramenti portati in questi anni, con i nuovi impianti di compostaggio e separazione dei riciclabili, e l’introduzione della raccolta differenziata, rischiano di essere vanificati dalla situazione. La nuova discarica vede oggi la sua aspettativa di vita utile ridotta ad un terzo perché non è possibile operare gli impianti in sicurezza, e quindi attuare una vera riduzione del rifiuto. La stessa cittadinanza, che pure aveva inizialmente aderito con entusiasmo alla raccolta, oggi fa fatica a continuare in un atto che sembra superfluo, e inadatto ad un contesto di emergenza e sopravvivenza.

Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la guerra porta solo sofferenza alle popolazioni afflitte.

Gli impianti realizzati in Libano con il supporto del nostro gruppo di ricerca

Autore: Francesca Villa

Ingegnere per l'Ambiente e il Territorio e Dottoressa di Ricerca in Metodologie e Tecniche appropriate nella Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (CeTAmb, UniBS), all’interno di AWARE segue progetti legati alla gestione e agli impatti ambientali e sociali dei rifiuti in contesti a medio-basso reddito. Tra i paesi in cui ha affrontato questo tema (in ambito accademico e non): Libano, Mozambico, Kenya, Bosnia Herzegovina, Serbia, Palestina, Tanzania Costa Rica).

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