Le potenzialità di recupero di materiali dal rifiuto indifferenziato

Un nuovo articolo è stato pubblicato sulla rivista Waste Management intitolato “Unlocking value from residual municipal waste: A primary data analysis of recovery rates and costs”. Il lavoro, svolto in collaborazione con il centro di ricerca della Commissione Europea Joint Research Center (JRC), ha analizzato il potenziale dei sistemi avanzati di selezione e degli impianti di trattamento meccanico-biologico (MBT) nel recupero di materiali riciclabili dai rifiuti urbani residui (RW), combinando dati operativi reali con un’analisi economica.

Lo studio si basa su dati primari raccolti da tre impianti in Norvegia (P1), Spagna (P2) e Italia (P3). Per valutare in modo accurato i flussi di materiali e i tassi di recupero è stato utilizzato un approccio di bilancio di massa, con una correzione per le impurità presenti nei flussi in uscita, per evitare di sovrastimare le prestazioni degli impianti. Inoltre, è stato utilizzato un approccio di Environmental Life Cycle Costing (ELCC) per confrontare la convenienza economica della selezione dei rifiuti residui rispetto all’incenerimento diretto e allo smaltimento in discarica, considerando diversi scenari di politica ambientale.

I risultati mostrano una significativa variabilità nelle prestazioni di recupero tra gli impianti, dovuta soprattutto a differenze nella composizione dei rifiuti, nella configurazione tecnologica e negli obiettivi operativi. I tassi complessivi di recupero variano dall’11% (P2 – principalmente focalizzato sulla riduzione del conferimento in discarica) al 48% (P3 – focalizzato sulla produzione di combustibile solido secondario, SRF), mentre l’impianto avanzato norvegese (P1) raggiunge circa il 39% di recupero. Considerando solo le frazioni riciclabili, questi valori si riducono, evidenziando l’importanza di distinguere tra frazioni recuperabili e riciclabili.

Tra i materiali, la plastica emerge come una delle frazioni più rilevanti. In condizioni ottimizzate, fino al 55% della plastica nei rifiuti residui può essere recuperata, di cui circa il 40% corrisponde a frazioni di plastica riciclabili. Tuttavia, le prestazioni di selezione restano influenzate da contaminazioni ed errori di classificazione, in particolare per le plastiche flessibili.

Dal punto di vista economico, i risultati indicano che i sistemi di selezione dei rifiuti residui, nelle condizioni di mercato attuali, non risultano ancora pienamente competitivi. La loro sostenibilità economica dipende fortemente da strumenti di politica ambientale, come la tassazione delle discariche, il prezzo del carbonio (EU ETS) e una reale applicazione della tassa europea sulla plastica. In assenza di questi misure, incenerimento e discarica restano le opzioni economicamente preferibili.

Nel complesso, lo studio dimostra che la selezione centralizzata dei rifiuti residui può svolgere un ruolo complementare alla raccolta differenziata,  contribuendo ad aumentare il recupero di materiali. Tuttavia, la loro implementazione su larga scala richiede sia miglioramenti tecnologici sia un quadro normativo che supporti i percorsi di recupero dei materiali.

BISSAU LIMPU – Meno Rifiuti, Più Opportunità: AWARE in Guinea-Bissau

Ha preso il via il progetto BISSAU LIMPU – MENOS RESIDUOS, MAIS OPORTUNIDADES, che vedrà il nostro coinvolgimento sul territorio di Bissau, capitale della Guinea-Bissau, fino al 2029. Il Politecnico di Milano, attraverso il gruppo di ricerca AWARE, partecipa a questa iniziativa di cooperazione internazionale in qualità di partner associato. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea e promosso da ACRA, è realizzato in collaborazione con ISF-MI (Ingegneria Senza Frontiere Milano), ManiTese, Està (Economia e Sostenibilità) e RENAJ (Rede Nacional das Associações Juvenis).

L’obiettivo del progetto è contribuire al miglioramento della gestione dei rifiuti solidi nella città di Bissau, promuovendo pratiche di economia circolare e la valorizzazione dei materiali di scarto.

Dall’8 al 22 maggio si è svolta la prima missione sul campo, che ha visto la partecipazione di Francesca Villa, Mary Jo Nichilo e Mario Grosso, con l’obiettivo di validare le informazioni acquisite tramite un lavoro di revisione bibliografica e di raccogliere ulteriori dati aggiornati sulla produzione e sulla gestione dei rifiuti solidi urbani a Bissau.

Durante la missione, sono stati incontrati numerosi stakeholder:

  • la Camera Municipale di Bissau (CMB) – sindaco e segretaria generale;
  • il Dipartimento di Saneamento – presidente e alcuni funzionari;
  • operatori della raccolta pubblica dei rifiuti;
  • lavoratori dello spazzamento stradale pubblico;
  • 4 associazioni di bairros;
  • operatori privati attivi nella raccolta dei rifiuti;
  • soggetti coinvolti nel trattamento di materiali riciclabili (vetro e organico).

Sono stati inoltre effettuati sopralluoghi in alcuni punti strategici:

  • l’attuale discarica incontrollata (Safim);
  • l’ex-discarica incontrollata (Antula);
  • il parco mezzi della CMB;
  • 4 bairros (Granja, Belem, Militar e Bandim)
Discarica
Discarica di Safim, conferimento e dettaglio dei rifiuti

Per comprendere meglio le dinamiche operative del sistema esistente, è stata inoltre direttamente seguita un’attività di raccolta dei rifiuti effettuata da un camion della CMB.

Terminata la missione, proseguirà una raccolta dati sul campo coordinata da remoto, con l’obiettivo di redigere uno studio tecnico e definire, di conseguenza, una prima serie di proposte per una gestione integrata dei rifiuti. Tali proposte saranno successivamente condivise e discusse attraverso tavoli di concertazione e processi partecipativi con le comunità locali, con l’obiettivo di avviare una fase iniziale di implementazione in 5 bairros pilota: Granja, Belem, Militar, Bandim e Cuntum.

Focus group organizzato da ACRA, ISF-MI e POLIMI con alcuni funzionari del Dipartimento di Saneamento

Rinnovabili sì, ma dove finiscono quando smettono di funzionare? 

Pubblicato il libro “Waste Flows Generated by the Energy Transition”

Ecco il primo prodotto del progetto a tema “Rifiuti della transizione energetica”, frutto della collaborazione tra il gruppo di ricerca AWARE e il centro studi MatER (Materia ed Energia dai Rifiuti). Il progetto, di durata triennale, vuole investigare il destino dei rifiuti generati in Italia dalla transizione energetica. 

Le tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili sono centrali nella transizione energetica, ma cosa succede quando queste arrivano a fine vita? Uno dei falsi miti più diffusi è che non sia possibile riciclarle e costituiscano un problema ambientale. Si sente dire spesso che le pale eoliche finiranno tutte in discarica o abbandonate nei deserti, che le batterie al litio siano impossibili da smaltire, o che i pannelli fotovoltaici accumulino e rilascino elementi tossici. Ma è davvero così? 

Nel primo work package del progetto, abbiamo provato a fare il punto, analizzando lo stato dell’arte delle tecnologie di recupero e riciclo, con focus sul contesto europeo e, in particolare, su quello italiano, in termini di assetto normativo e parco impiantistico, analizzando quattro flussi di rifiuti legati alla transizione energetica: batterie al litio (per veicoli elettrici e accumulo energetico), motori elettrici, pannelli fotovoltaici e pale eoliche in materiali compositi. 

Da qui nasce un libro snello ma denso di contenuti: Waste Flows Generated by the Energy Transition – Regulatory Framework, Recovery Technologies and Plant Infrastructures, edito da Springer Nature nella collana PoliMI SpringerBriefs.  

Il libro, curato da Mario Grosso e Lucia Rigamonti, contiene i contributi di Gaia Brussa, Stefano Puricelli e Sebastiàn Fajardo Turner. 

Cosa abbiamo concluso? 

📉 Le tecnologie per il riciclo esistono ma non tutte sono ancora mature o diffuse su larga scala. In alcuni casi l’infrastruttura industriale è ancora limitata e ci sarà la necessità di colmare il gap impiantistico per affrontare i flussi in arrivo nel prossimo futuro. Serve quindi investire in ricerca, innovazione e infrastrutture ma serve anche un quadro normativo coerente e a supporto degli obiettivi di economia circolare. 

🪨 Un altro punto chiave è il recupero di materie prime critiche (CRMs): dal litio al cobalto, dalle terre rare al rame, molti dei materiali usati in queste tecnologie sono essenziali per la transizione e la sicurezza energetica dell’Europa. Grazie al riciclo possono essere, almeno in parte, recuperati. Il riciclo diventa così non solo una necessità ambientale, ma anche una leva strategica per la sicurezza dell’approvvigionamento. 

♻️ La transizione energetica è spesso raccontata come la chiave per un futuro sostenibile, ma ci sono aspetti meno visibili e meno discussi che rimangono cruciali. Se vogliamo che la transizione sia davvero sostenibile, serve affrontare anche il capitolo dei rifiuti.  

Questo libro è il nostro contributo per capire dove siamo e dove possiamo (realisticamente) andare. Si rimanda alla pagina ufficiale della Springer per la lettura gratuita del frontespizio e l’eventuale acquisto del libro. 

Un passo avanti nell’applicazione della metodologia Social Life Cycle Assessment

Il giorno 24 marzo 2025, Giuseppe Cecere ha discusso la propria tesi di dottorato, condotta sotto la supervisione della professoressa Lucia Rigamonti.

La ricerca si è focalizzata sulle sfide metodologiche legate all’applicazione della Life Cycle Sustainability Assessment (LCSA) alle tecnologie emergenti nel settore della gestione dei rifiuti. In particolare, è stato sviluppato un framework strutturato per migliorare l’implementazione della Social Life Cycle Assessment (S-LCA), analizzando la selezione delle sottocategorie sociali e l’integrazione dei risultati della metodologia nella valutazione complessiva della sostenibilità. Lo studio ha previsto un’applicazione pilota del framework nel settore della gestione dei rifiuti in Italia e un approfondimento attraverso un caso studio nazionale in Spagna, relativo alla valutazione di tecnologie emergenti per il recupero di rifiuti plastici e alimentari.

I risultati della tesi hanno evidenziato criticità legate all’assenza di criteri standardizzati e alla contestualizzazione dei rischi sociali, che compromettono la coerenza e la comparabilità delle applicazioni di S-LCA. Tuttavia, il framework proposto ha dimostrato di migliorare la trasparenza e l’obiettività nella selezione dei temi sociali e di facilitare l’integrazione delle dimensioni sociali nella LCSA.

Questa ricerca ha messo in luce come l’adozione di un approccio integrato e sistemico possa supportare valutazioni di sostenibilità più robuste e mirate. I risultati ottenuti rappresentano uno strumento utile sia per i decisori politici, al fine di orientare le future azioni verso una gestione più sostenibile dei rifiuti, sia per i ricercatori, come punto di partenza per ulteriori approfondimenti metodologici.

I nostri progetti più recenti

Dicembre è mese di bilanci, e anche come Gruppo AWARE abbiamo fatto il punto sui progetti svolti recentemente e su quelli in corso.

Il nostro gruppo, infatti, è stato ed è coinvolto su diversi fronti. Ci sono i progetti di ricerca delle tesi di dottorato, spesso svolti in collaborazione e con il supporto di aziende o enti, i progetti svolti tramite collaborazioni con altri centri di ricerca, i progetti di cooperazione internazionale e i progetti di consulenza nei confronti di aziende.

Come sempre, il cuore della nostra attività è quello dello studio e valutazione di sistemi per la gestione di rifiuti e risorse, con approfondimenti su diverse filiere. In molti di questi progetti, la sostenibilità ambientale dei sistemi analizzati viene misurata tramite l’applicazione della metodologia LCA, a cui si aggiungono anche gli sviluppi metodologici (Social-LCA e Life Cycle Sustainability Assessment).

Se vuoi conoscere nel dettaglio quali sono i nostri ultimi progetti puoi guardare qui sotto.

Evento finale del progetto Arcadia – la Banca Dati Italiana LCA

L’ENEA organizza il prossimo 10 ottobre un evento per presentare la Banca Dati Italiana LCA sviluppata nell’ambito del progetto ARCADIA, pubblica e nel formato dati europeo (https://bancadatiitalianalca.enea.it/Node/). La banca dati contiene dati ambientali relativi ad oltre 160 processi produttivi dei settori agroalimentare, edilizia costruzioni, energia e legno arredo e si rivolge a pubblica amministrazione, imprese, ONG, università ed enti di ricerca come strumento in grado di facilitare la diffusione della metodologia LCA, sostenere l’elaborazione e la regolamentazione di politiche pubbliche e supportare l’acquisizione di etichette/dichiarazioni ambientali  quali EPD, PEF, Carbon Footprint e Made Green in ltaly.

Lucia Rigamonti parteciperà ad una delle tavole rotonde previste per descrivere il contributo fornito al progetto ARCADIA tramite la tesi di dottorato di Federica Carollo in termini di dati ambientali ed economici della filiera di demolizione e gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione.

Il programma dell’evento è disponibile qui, mentre maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione sono disponibili qua.

Ex-ante LCA di una tecnologia di flottazione in via di sviluppo: il caso Grecian Magnesite

Il progetto FineFuture, finanziato dall’Unione Europea, mira a creare nuove conoscenze scientifiche per consentire lo sviluppo di tecnologie rivoluzionarie per recuperare le frazioni di particelle fini.

La separazione e il recupero delle particelle molto sottili è importante per la valorizzazione di diverse risorse minerali e contribuirà a garantire la produzione di critical raw materials in un’ottica di maggiore sostenibilità.

La tecnologia FineFuture si basa sullo sfruttamento delle caratteristiche chimiche e fisiche delle particelle, consentendo loro di flottare e concentrarsi. Al fine di indagare la sostenibilità ambientale della tecnologia in via di sviluppo è stata condotta un’analisi prospettica del ciclo di vita (pLCA) per due possibili applicazioni industriali del caso applicativo Grecian Magnesite, che è uno dei principali produttori di ossido di magnesio in Europa.

Ciascuna applicazione può essere considerata come uno studio LCA comparativo indipendente che confronta il sistema attuale con il sistema futuro che incorpora la tecnologia FF su scala industriale.

La pubblicazione è disponibile qui.

Il Piano verso l’Economia Circolare della Regione Lombardia

AWARE ha collaborato alla redazione del nuovo Programma Regionale di Gestione dei rifiuti, ufficialmente approvato nel 2022, che fotografa la situazione attuale e traguarda il 2027 e gli ambiziosi obiettivi definiti dalle più recenti indicazioni europee. La Regione Lombardia si conferma particolarmente avanzata, sia in termini di prestazioni raggiunte nella parte di monte del sistema (prevenzione dei rifiuti, raccolta differenziata) che di efficienza ed efficacia del sistema impiantistico di trattamento.

Il parco impiantistico per il trattamento dei rifiuti urbani

Traguardando il 2027 si prevede un ulteriore incremento delle raccolte differenziate, nonché un consolidamento e una razionalizzazione del quadro impiantistico, puntando all’aumento dei livelli di riciclo e recupero.

Tutto ciò è ben riassunto in un quaderno divulgativo che illustra in maniera esaustiva tutti i risultati del Piano.

Waste or Resource? Il ritorno di AWARE in Libano

Discarica di Hebberyie, febbraio 2021 (ph. Francesca Villa)

Il primo agosto 2022 è partito il progetto “RIFIUTO o RISORSA?” (WASTE or RESOURCE?), che ci vedrà partecipi sul territorio del Libano per i prossimi tre anni. Il Politecnico di Milano infatti è partner (attraverso il nostro gruppo di ricerca) di un progetto di cooperazione finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e promosso da CELIM, insieme a CESVI, Ingegneria Senza Frontiere Milano, Oxfam It, Oxfam GB e alle Municipalità di Hasbaya e Chebaa, nostri partner locali.

È la seconda volta che siamo chiamati a partecipare ad un progetto per migliorare la gestione dei rifiuti in Libano, un paese di cui ormai conosciamo la complessità, e che da più di due anni sta attraversando una importante crisi economica e sociale. In un momento così delicato potrebbe sembrare che l’ambiente non sia una priorità, ma la situazione di degrado ambientale generalizzata impatta tangibilmente sulla qualità della vita delle persone, e la gestione dei rifiuti appare un tema molto sentito dalla popolazione e dai rappresentanti delle istituzioni locali.

Ridurre l’impatto negativo su salute e ambiente dovuto ad una problematica gestione dei rifiuti è quindi l’obiettivo generale del progetto, da raggiungere attraverso tre risultati attesi principali: il miglioramento della raccolta dei rifiuti attraverso l’introduzione della raccolta differenziata ad Hasbaya e Chebaa (R1), la realizzazione di impianti di trattamento della frazione organica – compostaggio – e separazione dei riciclabili (R2), il supporto a piccole medie imprese locali già impegnate nell’economia circolare a migliorare i propri modelli di sviluppo sostenibile. Noi saremo direttamente coinvolti nel R1 e R2.

L’intervento impatterà sugli SDGs 1, 3, 8, 11, 12, 13, 15.

In questo momento è in corso la prima missione, con Francesca Villa (Ph.D.) sul campo insieme all’appena costituito team “waste or resources?”. L’obiettivo di questa prima visita è l’impostazione di una campagna di raccolta dati sul campo, che vedrà poi il coordinamento da remoto di Polimi e ISF-MI, l’implementazione sul campo da parte di CELIM e il fondamentale supporto delle Municipalità coinvolte.

Visita alla discarica di Chebaa del team di progetto Waste or resource?
(ph. Agnese Stracquadanio)

Acqua di rete in Università per un impatto sostenibile

Questo mese si è concluso il progetto BeviMI, promosso da CICMA e cofinanziato da Fondazione Cariplo, che ha visto coinvolto il gruppo AWARE nello svolgimento di una ricerca interuniversitaria con due obiettivi principali:

  • indagare i comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati tramite un approccio citizen science;
  • analizzare l’impatto ambientale delle diverse filiere di approvvigionamento di acqua disponibili negli atenei milanesi tramite metodologia life cycle assessment (LCA);

CAMPAGNA DI SCIENZA PARTECIPATA

Per la raccolta dei dati sui comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati è stato predisposto un questionario qualitativo.

Il questionario è stato diffuso tra gli studenti, i docenti, i ricercatori, i dottorandi e il personale tecnico amministrativo delle Università milanesi Milano-Bicocca, Politecnico e Università degli Studi di Milano tramite gli Uffici di Sostenibilità dei tre atenei e grazie all’aiuto di alcune associazioni studentesche. 

Figura 1. Indagine sulla modalità più frequente di rifornimento di acqua in università (questionario BeviMI)

In media il 77% dichiara di consumare prevalentemente in università acqua di rete, ritenendola una scelta sostenibile, comoda ed economica.

Dal questionario è inoltre emersa la richiesta di installare erogatori laddove non presenti e la necessità di effettuare campagne di sensibilizzazione, eventi o percorsi di approfondimento per abbattere falsi miti che frenano alcuni studenti dal bere acqua di rete (ad esempio per paura dello stato delle tubature, della presenza di calcare, e di uno scarso monitoraggio). Proprio in questa ottica, all’interno del progetto è stato svolto tra il 20 aprile e 18 maggio 2022 il ciclo di seminari Bbetween “Acqua: gestione e uso sostenibile” che ha visto il coinvolgimento del gestore del servizio idrico, di docenti, dei delegati alla sostenibilità degli atenei e di organizzazioni civiche (le registrazioni sono accessibili qui).

VALUTAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE

A conferma dell’effettiva sostenibilità della scelta di bere acqua di rete anziché acqua in bottiglia, è stato confrontato con applicazione della metodologia LCA l’acquisto di una bottiglia in PET da 0,5 litri (filiera 1) con il prelievo di 0,5 litri di acqua di rete tramite casa dell’acqua installata sul territorio e borraccia personale in alluminio (filiera 2).

Figura 2. Sistemi disponibili in università per l’approvvigionamento di acqua confrontati in un’ottica di quantificazione di impatto ambientale.

Nella filiera 1 sono state incluse le fasi di captazione dell’acqua, la produzione della bottiglia (corpo, tappo, etichetta) e degli imballaggi di vendita e trasporto, il trasporto del prodotto finito, la sua eventuale refrigerazione, il suo utilizzo e lo smaltimento di tutti gli imballaggi coinvolti nel processo.

Per la filiera 2 sono incluse invece le fasi di captazione, potabilizzazione e distribuzione dell’acqua, costruzione, uso e fine vita della casa dell’acqua, costruzione, lavaggio e fine vita della borraccia in alluminio.

Lo studio è stato condotto utilizzando il software SimaPro 9.3 e adottando il metodo proposto dalla commissione europea EF 3.0 basato su 16 categorie di impatto che quantificano gli effetti sull’ambiente (8 categorie), sulla salute umana (4 categorie) e sull’esaurimento di risorse (4 categorie), con l’intento di includere il più ampio spettro di problematiche potenzialmente causate da ciascuna filiera.

Figura 3. Categorie di impatto valutate nel metodo Environmental Footprint 3.0 proposto dalla Commissione Europea adottato nello studio LCA.

Dai risultati ottenuti è stato possibile affermare che, in accordo con le assunzioni fatte per le due filiere, consultabili nella ricerca completa (disponibile su www.contrattoacqua.it), la scelta di bere 0,5 litri di acqua di rete erogata dalla casa dell’acqua e raccolta tramite borraccia in alluminio è ambientalmente più vantaggiosa della scelta di acquistare acqua in bottiglie di PET da 0,5 litri per tutte le 16 categorie di impatto analizzate.

Figura 4.Confronto tra gli impatti delle due filiere per tutte e 16 le categorie di impatto analizzate. 

Per quanto riguarda la filiera 1, si può poi affermare che le fasi che contribuiscono in misura maggiore agli impatti totali sono il ciclo di vita della bottiglia in PET e il trasporto della stessa dall’imbottigliatore al rivenditore; nella filiera 2 invece le fasi principalmente responsabili degli impatti totali sono il consumo di energia elettrica per il funzionamento della casa dell’acqua e il lavaggio della borraccia.

L’applicazione della metodologia LCA ha permesso di delineare inoltre le seguenti conclusioni:

• lo studio effettuato è uno strumento utile per le università per quantificare gli impatti di ateneo del consumo di acqua in PET e stimare la potenziale riduzione che si otterrebbe nel caso di un maggior ricorso all’uso di acqua di rete;

• la selezione dei fornitori di bottiglie in PET da parte degli atenei può essere fatta secondo criteri sviluppati in ottica di sostenibilità ambientale per minimizzare gli impatti di tale filiera (alcuni criteri emersi sono ad esempio la scelta di fornitori con distanza imbottigliatore-atenei minore, la scelta di bottiglie con una certa percentuale di granuli in PET riciclato…);

• lo studio sottolinea l’impatto non trascurabile dei consumi elettrici dei distributori automatici, elemento su cui sarebbe opportuno intervenire; 

• relativamente all’acqua di rete è importante adottare piccoli accorgimenti (come limitare l’uso di acqua nel lavaggio della borraccia) per evitare di ridurre i notevoli effetti positivi generati dalla scelta di bere acqua di rete; 

• un possibile sviluppo futuro emerso dallo studio è quello di effettuare un confronto specifico tra gli erogatori e le case dell’acqua, in modo da identificare se nei campus universitari sia più strategico da un punto di vista ambientale un modello diffuso (tanti erogatori di minori dimensioni), un modello concentrato (un’unica casa dell’acqua in luogo molto frequentato) o un modello ibrido.