Raccolta e spazzamento: un rapporto da rivedere?

Vista la diffusione della moda del plogging, ovvero della raccolta di rifiuti durante la corsa o le attività all’aperto in generale, è opportuna una seria riflessione sull’entità del fenomeno dell’abbandono (o littering), che sta diventando una vera piaga in molte parti del mondo. Le immagini strazianti di animali marini in sofferenza a causa dell’ingestione o dell’intrappolamento in detriti antropici, sebbene mediaticamente molto forti, sono solo il punto terminale di una catena che parte in prevalenza dalla terraferma. Limitare l’analisi del fenomeno all’incuria delle persone pare tuttavia limitativo. Peraltro il plogging nasce in Svezia, uno dei paesi più avanzati in termini di coscienza ambientale della popolazione, dove non ci si aspetterebbe di trovare grandi quantitativi di rifiuti da raccogliere.

Esiste dunque, a parere dello scrivente, un secondo aspetto che meriterebbe di essere approfondito, ovvero la “propensione al littering” dei diversi materiali. E’ evidente come questa sia favorita dalla leggerezza degli stessi (che si parli di imballaggi, di articoli usa e getta, di mascherine o guanti monouso per restare sull’attualità), che ne determina una minore attribuzione di valore ma anche una semplice maggiore probabilità di essere trascinati dal vento. Questo fenomeno, che ad esempio per gli imballaggi in plastica è riconducibile alla continua sgrammatura osservata negli ultimi anni (e incentivata dall’approccio normativo del “contributo ambientale” proporzionale al peso), è destinato ad essere esacerbato dai provvedimenti post-Covid, che vedono un massiccio ritorno a prodotti confezionati e monoporzioni.

A fronte del dilagare del fenomeno, che non può certo essere affrontato con il solo spirito di sacrificio dei praticanti il plogging, risulta evidente l’inadeguatezza dei servizi di spazzamento stradale. Ai quali fa invece contrasto l’enorme attenzione verso le raccolte differenziate, sempre più spinte, e spesso non allineate alla effettiva capacità di riciclo e recupero dei materiali presente sul territorio. A titolo indicativo, nei servizi di raccolta e spazzamento appaltati dai Comuni, gli importi complessivamente dedicati ai secondi sono dell’ordine di 1/10 del costo complessivo.

Insomma, così come non è colpa della plastica se questa viene dispersa nell’ambiente, l’abbandono non è neppure necessariamente sempre deliberato. Di questo si dovrebbe tenere conto, partendo proprio da un potenziamento dei servizi di spazzamento stradale eventualmente a discapito di quelli di raccolta, per trovare un nuovo punto di equilibrio tra le due esigenze di lotta all’abbandono e di corretta gestione dei rifiuti. Visto che, come sempre, “il meglio è nemico del bene”.

Tra plastica e bioplastica: problemi e soluzioni

Nella sessione di Laurea Magistrale di Luglio 2020 sono stati discussi due lavori su temi di scottante attualità.

I quantitativi di frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) che vengono avviati annualmente al trattamento di digestione anaerobica sono in continuo aumento. Nasce dunque la necessità di indagare se sia possibile avviare al trattamento assieme alla FORSU anche i sacchetti in bioplastica utilizzati per la sua raccolta. Nel mio lavoro di tesi è stata indagata la degradabilità anaerobica di due principali tipologie di sacchetti in bioplastica (tipo Shopper e tipo Dedicato) attraverso prove di BMP in condizioni termofile. Lo studio ha evidenziato valori di degradabilità elevati e superiori al 75%, ma non analoghi tra sacchetti dello stesso tipo, con valori di degradabilità più bassi per sacchetti contenenti un laccio di chiusura più robusto; a ciò si aggiunge una diversa cinetica di produzione di metano tra i diversi sacchetti, che, nel caso specifico di un sacchetto di tipo shopper, ha mostrato una lag-phase iniziale del tutto incompatibile con i tempi di residenza idraulici degli impianti di digestione esistenti.
È necessario dunque produrre dei sacchetti che siano degradabili nelle effettive condizioni di impianto, e adattare gli impianti di digestione anaerobica di FORSU esistenti ai nuovi flussi contenenti quantitativi di bioplastiche, anche rigide, come piatti, posate e bicchieri, sempre maggiori.
Serena Pantano

Il mio elaborato è stato svolto in collaborazione con il Centro di Selezione Secondaria Corepla di Muggiano (MI), gestito da A2A Ambiente. I CSS Corepla si occupano della selezione del materiale plastico proveniente dalla raccolta differenziata degli imballaggi e restituiscono in uscita diverse tipologie di flussi di materia suddivisi per classi di polimero, forma e colore.
La concomitanza della redazione della tesi con il verificarsi dell’epidemia di Covid-19 di inizio 2020 ha permesso di valutare la risposta da parte della filiera del riciclo ad un evento critico ed inatteso: le operazioni di trattamento dei rifiuti sono ritenute servizi essenziali e per questo si è osservato un ridotto impatto sull’operatività dell’impianto.
È stata poi indagata la relazione fra portata oraria lavorata con l’occorrenza dei malfunzionamenti e con le prestazioni di selezione dell’impianto: ne è emerso che portate elevate determinano la tendenza dell’impianto a fornire prestazioni peggiori, in particolare per quanto riguarda le quote di contenitori per liquidi in PET. La definizione di un valore corretto di portata oraria sembra quindi essere fondamentale al fine di garantire l’ottimizzazione delle attività del CSS.
Analizzando la produzione dell’impianto più in generale sono emersi due elementi: da una parte si è osservata una quota di scarti di selezione molto elevata, quasi il 60% sul totale, dall’altra la difficoltà nel garantire una purezza adeguata del flusso di materiali filmosi.
Davide Savegnago

Come quantificare correttamente i benefici ambientali del riciclo?

È stato pubblicato sulla rivista internazionale Waste Management un nuovo articolo sul tema della quantificazione dei benefici associati alle attività di riciclo. L’articolo, preparato da Lucia Rigamonti, che da anni lavora su questa tematica, assieme a un gruppo di ricercatori dell’università di Ghent, propone una nuova semplice metodologia per il calcolo del quantitativo di materiale che può essere evitato grazie all’utilizzo del materiale secondario, ossia quello derivante dall’attività di riciclo. L’articolo comprende anche degli esempi numerici per vari materiali, tra cui le plastiche.

L’articolo è scaricabile gratuitamente prima del 6 settembre 2020 a questo link.

Quanto cibo si spreca in Italia?

Sono ora disponibili tutti i rapporti finali del Progetto REDUCE – “Ricerca, EDUcazione e ComunicazionE: un approccio integrato per la prevenzione degli sprechi alimentari”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente.

I rapporti finali, ciascuno dei quali si riferisce a una fase della filiera agroalimentare, illustrano la metodologia e i risultati della quantificazione dello spreco alimentare nella grande distribuzione, nelle mense scolastiche, nel consumo domestico e nei rifiuti urbani. I risultati si basano su indagini ad ampia scala e forniscono una risposta affidabile e scientificamente solida alla domanda cruciale: quanto cibo si spreca in Italia?

Una sintesi dei principali risultati del progetto REDUCE

Il progetto REDUCE ha anche prodotto un manuale di buone prassi operative per la gestione del recupero di eccedenze. Questo manuale descrive le procedure da attuare per recuperare le eccedenze, ed è di massima utilità per tutte le aziende e le associazioni che si avvicinano al recupero degli sprechi a scopo di assistenza alimentare.

Tutti i rapporti sono scaricabili dal blog del Progetto REDUCE

The Future will be Fine: il progetto europeo FineFuture

Il 9 e il 10 luglio si terrà la seconda General Assembly del progetto Horizon 2020 FineFuture (Grant agreement ID: 821265).

Coordinato dal centro di ricerca tedesco Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf, il progetto FineFuture unisce 16 partner tra aziende private, università e istituti di ricerca europei con competenze nel settore minerario, dell’ingegneria di processo e della modellazione fluidodinamica. L’obiettivo è sviluppare una nuova tecnologia di flottazione in grado di separare le particelle fini di minerale (< 20 μm) altrimenti destinate a restare negli scarti. La nuova tecnologia oltre che a migliorare le efficienze di separazione negli impianti in attività permetterà di recuperare materiali di valore dagli scarti presenti in vecchi depositi minerari e valorizzare i giacimenti a bassa concentrazione.

Tra le università coinvolte anche il Politecnico di Milano: Lucia Rigamonti è coordinatore del work package dedicato alla valutazione della sostenibilità (ambientale, economica e sociale) della nuova tecnologia.

Per ulteriori informazioni visita il sito del progetto.

Pillole di circolarità e decarbonizzazione

Mercoledì 8 LUGLIO 2020 / ore: 10.30 – 12.30
Il webinar è dedicato alla presentazione delle attività svolte dal
Gruppo di ricerca AWARE che riguardano i seguenti temi: pratiche di gestione dei rifiuti e loro trasformazione in risorse, valutazioni di sostenibilità, tecnologie e processi di cattura e utilizzo della CO2.

Il webinar è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di AWARE, dove rimane disponibile la registrazione.
I link diretti alle registrazioni: Facebook e Youtube.

Sono disponibili le presentazioni utilizzate dai relatori:

Grosso – Introduzione al webinar

Bellan – Valutazione dei flussi di scarto nella gestione dei rifiuti urbani in Italia

Villa – Nuove strategie per la gestione dei rifiuti in Libano

Dolci – Valutazione dell’utilizzo di sacchetti in carta e bioplastica nella gestione del rifiuto urbano

Tua – Pratiche di riutilizzo degli imballaggi: sintesi delle valutazioni LCA effettuate da AWARE

Carollo – Circolarità nella catena di gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione

Campo – Cattura e stoccaggio di CO2 tramite carbonatazione

Brivio – Produzione di metanolo dai gas di acciaieria: il progetto europeo FReSMe

Rigamonti – Chiusura del webinar e attività future

Gli impatti ambientali di una nuova bottiglia per acqua in materiale poliaccoppiato

Negli ultimi anni il packaging è diventato uno dei fattori chiave attraverso cui i produttori possono mostrare ai clienti un orientamento verso la sostenibilità e la protezione dell’ambiente. Proprio per questo è stata lanciata sul mercato una bottiglia di acqua in cartone asettico. Il mio lavoro di tesi si occupa di valutare gli impatti ambientali di quest’ultima nel Nord Italia per il settore Horeca, nello specifico analizza quella proposta da Acqua Smeraldina. I risultati ottenuti mostrano che le fasi più impattanti del sistema analizzato sono il ciclo di vita del contenitore in cartone asettico e la distribuzione dell’acqua dall’impianto di imbottigliamento al distributore locale. Analizzando nello specifico il ciclo di vita del contenitore in cartone asettico le fasi più impattanti sono la produzione e il trasporto della carta vergine e dell’alluminio primario. Viene poi valutato il migliore fine vita per il contenitore analizzando tre scenari:raccolta con i rifiuti residui e successivo incenerimento, raccolta con la carta e riciclo in cartiera convenzionale, raccolta con la carta e riciclo in cartiera specializzata. L’ultimo risulta il migliore, anche se la sua analisi è stata condotta considerando gli stessi consumi della cartiera convenzionale e modificando la distanza all’impianto di riciclo e la percentuale di carta recuperata.
In mancanza di dati primari relativi ai consumi di una cartiera specializzata, si è lavorato in termini di analisi di sensitività rispetto a delle ipotesi ragionevoli.

Secondo i risultati, per i consumi di acqua la cartiera specializzata è sempre il miglior scenario. Invece per i consumi di energia, la cartiera specializzata è il miglior scenario per consumi di energia fino a 4 volte quelli di una cartiera convenzionale. Da 5 volte in poi, la miglior soluzione è l’incenerimento.
Nella seconda parte della tesi, la bottiglia in cartone asettico è stata comparata con quella in PET, precedentemente analizzata in un’altra tesi dell’AWARE Group. Per il territorio italiano, la bottiglia in PET risulta la scelta migliore.

Lavinia Pia Persico

Riutilizzo degli imballaggi e LCA: pubblicati gli studi svolti da AWARE per Conai

Sul sito di Conai (sezione studi e ricerche in ambito prevenzione ed eco-design) sono ora disponibili tutte le indagini e gli studi LCA effettuati dal gruppo AWARE in merito al tema del riutilizzo degli imballaggi. I documenti comprendono:

Imballaggi riutilizzabili oggetto di studio

Le analisi effettuate hanno rivelato che il riutilizzo degli imballaggi oggetto di studio è una pratica generalmente preferibile rispetto all’utilizzo di un imballaggio mono-uso dello stesso materiale e capacità. Parametri molto importanti in termini di ciclo di vita risultano il numero di riutilizzi e le distanze di trasporto coinvolte. Priorità assoluta diventa quindi la disponibilità di dati affidabili e rappresentativi sul sistema investigato.

Consulta i singoli documenti


Approvata da Regione Lombardia la Roadmap di Ricerca & Innovazione sull’Economia Circolare

Il documento “Roadmap per la Ricerca e l’Innovazione sull’Economia Circolare” è il risultato di un percorso collaborativo e inclusivo, partecipato da diversi stakeholder regionali, che ha permesso di raccogliere e delineare le priorità di ricerca ed innovazione ritenute essenziali per la transizione del territorio verso l’Economia Circolare. La roadmap costituisce per Regione Lombardia una fondamentale linea guida per la definizione delle Strategia di Specializzazione Intelligente nella Programmazione 2021-2027 per quanto riguarda le tematiche connesse con l’Economia Circolare. Alla preparazione del documento ha contribuito anche Lucia Rigamonti di AWARE.

Attraverso il suo pre-esistente gruppo di lavoro “De- e Remanufacturing”, che sta evolvendo in “Strategic Community”, AFIL ha direttamente coinvolto i suoi associati nel processo di identificazione delle priorità di Ricerca e Innovazione (R&I) considerando gli aspetti che caratterizzano le diverse aree di specializzazione lombarda e mettendo in evidenza le peculiarità dei principali settori del territorio che possono trarre vantaggio da approcci di economia circolare.

Tra le priorità di R&I, individuate per i diversi step della catena del valore, vi sono Design per Circular Economy, tracciabilità di prodotto e processo oltre a tecnologie e metodi per la minimizzazione degli scarti di produzione e la valorizzazione dei sottoprodotti. Considerando le fasi post-produzione si punterà nello specifico sulla creazione di sinergie tra logistica diretta e inversa, sviluppo di filiere locali di produzione, distribuzione e consumo in aggiunta allo studio di nuovi modelli di business per l’economia circolare e sistemi che favoriscano l’estensione della vita utile dei prodotti. Infine, per le fasi relative al recupero dei prodotti a fine vita, sono state identificate come priorità tecnologie innovative di selezione e riciclo, tecnologie innovative per il Remanufacturing, sviluppo di nuove biotecnologie per il recupero di materie prime.  

Il documento è scaricabile qua

Insediata la Commissione VIA/VAS presso il Ministero dell’Ambiente

A nove mesi dalla sua istituzione, il 25 Maggio si è insediata formalmente, alla presenza del Ministro, la Commissione VIA/VAS del Ministero dell’Ambiente. Si tratta di un organo indipendente che esamina tutti i progetti, i programmi e le opere per la realizzazione e l’implementazione di infrastrutture nel Paese, verificandone l’impatto in termini ambientali. Alla Commissione partecipa Mario Grosso, che porterà il suo contributo con particolare riferimento al tema della gestione dei rifiuti.

https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-si-insedia-la-nuova-commissione-vas-le-valutazioni-ambientali