Green hydrogen is expected to become one of the pillars of future decarbonised energy systems. As international demand grows, new supply chains are emerging, connecting regions with abundant renewable resources to industrialised economies with high energy demand.
Although green hydrogen can contribute to reducing greenhouse gas emissions, decarbonisation alone does not guarantee a fairer energy transition. Under certain conditions, producing regions could primarily act as suppliers, while much of the economic value, technological development and decision-making power remain concentrated elsewhere. In this context, concepts such as energy justice and green extractivism are receiving increasing attention.
This study explores these aspects through a Life Cycle Sustainability Assessment (LCSA), integrating environmental, economic and social perspectives to evaluate international hydrogen supply chains based on Liquid Organic Hydrogen Carriers (LOHCs), a technology that enables hydrogen transport using existing liquid fuel infrastructure.
The results show that there is no universally sustainable hydrogen route. Instead, geographical configuration strongly influences sustainability performance and generates trade-offs between environmental impacts, economic competitiveness and social risks.
The full article is available at the following link.
In Italia, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano una quota significativa dei rifiuti speciali prodotti. Nonostante gli elevati tassi di recupero, la piena valorizzazione degli aggregati riciclati è ancora ostacolata da barriere normative, economiche, tecniche e culturali, oltre che dalla difficoltà di garantire materiali con caratteristiche qualitative e prestazionali costanti.
In questo contesto, la demolizione selettiva assume un ruolo strategico per favorire la transizione del settore delle costruzioni verso modelli più circolari. La separazione dei materiali già in fase di cantiere consente infatti di ottenere flussi più omogenei e più facilmente recuperabili, migliorando la qualità dei materiali avviati a riciclo e favorendo la produzione di aggregati riciclati idonei a nuovi impieghi nel settore edilizio e infrastrutturali.
Tuttavia, nonostante il suo potenziale, la demolizione selettiva è ancora poco diffusa su larga scala e la sua applicazione comporta criticità tecniche, logistiche ed economiche. Resta quindi aperta una questione centrale: la demolizione selettiva può essere considerata economicamente sostenibile?
A questa domanda cerca di rispondere l’articolo scientifico “Circular economy and decarbonization in construction: Evidence from life cycle costing in Italy”, recentemente pubblicato sulla rivista Economics and Policy of Energy and the Environment.
Parte del progetto di dottorato di Federica Carollo e sviluppato sotto la supervisione scientifica di Lucia Rigamonti e Francesca Ceruti (Dipartimento di Economia e Management, Università di Brescia), lo studio analizza la sostenibilità economica della demolizione selettiva e della filiera di gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione nel contesto italiano, con particolare riferimento alla Regione Lombardia, attraverso un approccio di Environmental Life Cycle Costing.
L’analisi ha coinvolto diverse imprese di demolizione e impianti di riciclo della Lombardia, prendendo in considerazione tutte le fasi della gestione dei rifiuti: dalla demolizione dell’edificio fino al trattamento e alla produzione di aggregati riciclati. I risultati mostrano che il costo medio della filiera è pari a circa 7 €/m³di edificio demolito, ma aumenta quando viene adottata una demolizione selettiva completa, che richiede maggiori attività di separazione dei materiali, tempi operativi più lunghi e un impiego più intenso di personale e attrezzature.
Gli e-fuel, carburanti sintetici prodotti da idrogeno e anidride carbonica (CO2) utilizzando energia rinnovabile, sono tra le tecnologie più discusse nel dibattito europeo sulla decarbonizzazione del trasporto automobilistico. La loro compatibilità con le attuali auto endotermiche li rende una possibile opzione per ridurre le emissioni senza sostituire l’intero parco veicolare circolante. Infatti, la Commissione Europea li ha proposti tra le misure che potrebbero consentire di continuare a immatricolare nuove autovetture endotermiche anche dopo il 2035, anno in cui la normativa prevede emissioni di CO2 allo scarico pari a zero. Ma quali sono le loro prestazioni ambientali?
Nell’articolo appena pubblicato sulla rivista Sustainable Energy Technologies and Assessments, sono state analizzati gli e-fuel più promettenti per le autovetture convenzionali (e-benzina, e-diesel ed e-OME3-5), esaminandone le prestazioni ambientali attraverso una revisione sistematica delle Life Cycle Assessment (LCA) disponibili in letteratura.
Struttura del processo di selezione e revisione degli studi LCA.
Lo studio evidenzia una forte variabilità tra i risultati publicati, riconducibile alle diverse scelte metodologiche e tecnologiche adottate nelle singole analisi. Inoltre, emerge una limitata attenzione verso categorie d’impatto ambientale diverse dal cambiamento climatico. Un risultato rilevante riguarda il ruolo dell’elettricità impiegata nella produzione degli e-fuel nel determinare i potenziali benefici climatici. Nonostante le differenze tra gli studi analizzati, emerge infatti un elemento comune: i possibili benefici dipendono in modo determinante dall’intensità carbonica dell’elettricità utilizzata. Dall’analisi è stato identificato un valore soglia di circa 123 gCO2,eq/kWh, al di sotto del quale gli e-fuel tendono a offrire vantaggi rispetto ai carburanti fossili.
Nel complesso, gli e-fuel potrebbero contribuire alla decarbonizzazione del settore automobilistico, ma il loro potenziale dipende strettamente dal contesto energetico in cui vengono prodotti.
L’articolo è disponibile in accesso aperto al seguente link.
A fine Novembre 2026 prenderà il via la seconda edizione del corso di formazione online sulla progettazione impiantistica dei depuratori di acque reflue, organizzato da FAST Ambiente Academy.
Il corso si svolgerà in sei giornate (23-24-27-30 Novembre e 1-4 Dicembre 2026) e affronterà in modo sistematico normativa e requisiti progettuali, definizione e sviluppo del progetto, approcci metodologici e casi applicativi, aspetti pratici utili all’attività professionale.
È rivolto a ingegneri, professionisti del settore idrico e ambientale, tecnici della Pubblica Amministrazione e RUP che vogliono aggiornarsi sugli standard più avanzati. Permette inoltre l’ottenimento di 26 Crediti Formativi Professionali per Ingegneri.
Anche AWARE fornirà un suo contributo attivo al corso. Camilla Tua terrà una lezione sull’integrazione della metodologia LCA nel settore della depurazione delle acque reflue.
Maggiori informazioni sul corso (programma e scheda di iscrizione) sono disponibili qui .
Forse in una situazione di conflitto armato la gestione dei rifiuti può sembrare l’ultimo dei problemi, ma rappresenta l’ennesimo ulteriore aggravamento delle persone vittime delle guerre.
In questi giorni stiamo ricevendo richieste di supporto (o forse meglio dire di conforto, potendo oggi lavorare solo da remoto) dalle Municipalità del Libano meridionale con cui abbiamo lavorato in questi anni, che isolate a causa degli scontri e dell’esercito di Israele non riescono più a portare i rifiuti in discarica. Anche i miglioramenti portati in questi anni, con i nuovi impianti di compostaggio e separazione dei riciclabili, e l’introduzione della raccolta differenziata, rischiano di essere vanificati dalla situazione. La nuova discarica vede oggi la sua aspettativa di vita utile ridotta ad un terzo perché non è possibile operare gli impianti in sicurezza, e quindi attuare una vera riduzione del rifiuto. La stessa cittadinanza, che pure aveva inizialmente aderito con entusiasmo alla raccolta, oggi fa fatica a continuare in un atto che sembra superfluo, e inadatto ad un contesto di emergenza e sopravvivenza.
Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la guerra porta solo sofferenza alle popolazioni afflitte.
Gli impianti realizzati in Libano con il supporto del nostro gruppo di ricerca
Mercoledì 20 maggio si è aperta la Call for Papers di Ecomondo. La call è aperta a tutti i professionisti del settore: ricercatori, aziende, istituzioni e operatori che desiderano contribuire attivamente al dibattito sulla transizione ecologica.
Candidando un abstract entro il 30 giugno 2026 si potrà esporre il proprio lavoro all’interno del palinsesto convegnistico della prossima edizione, che si terrà dal 3 al 6 novembre 2026.
In particolare, è aperta la call for papers per il convegno Technological solutions for resources recovery from end-of-life products and materials in the Mediterranean landscape che sarà coordinato da Paola Muraro e Paolo Massarini di ATIA – ISWA, Fabrizio Passarini del Comitato tecnico scientifico di Ecomondo e Lucia Rigamonti di AWARE.
La gestione dei rifiuti tessili è un argomento di grande interesse e attualità, a causa della presa di coscienza degli impatti ambientali dell’industria tessile e a causa delle novità normative sul settore della gestione dei rifiuti tessili, con l’introduzione dell’obbligo della raccolta differenziata e la prossima introduzione del regime di responsabilità estesa del produttore.
Strumenti come la Material Flow Analysis (MFA) e il Life Cycle Assessment (LCA) possono essere usati per indagare scenari presenti e futuri per la gestione rifiuti, con l’obiettivo di formulare indicazioni e raccomandazioni per i decision-makers. In questo caso, MFA e LCA sono stati applicati alla gestione dei rifiuti tessili post-consumo generati in Lombardia. La ricerca è stata da poco pubblicata su Waste Management.
Sono stati utilizzati dati primari sui flussi di rifiuti da raccolta differenziata per rappresentare lo scenario di gestione attuale, e sono stati sviluppati altri cinque scenari alternativi. Gli scenari alternativi includono una maggiore presenza di elettricità da fonti rinnovabili nei mix energetici dei paesi coinvolti nello studio, uno stop alle esportazioni di rifiuti tessili (o di tessili selezionati per il riutilizzo) al di fuori dell’Unione Europea, e una presenza di processi di selezione e riciclo più innovativi (sorting automatico e riciclo chimico).
Gli scenari analizzati rappresentano sempre sistemi integrati di gestione, dove tutte le tipologie di trattamento coesistono in misura diversa a seconda degli scenari (preparazione per il riutilizzo, riciclo meccanico delle fibre, riciclo chimico, riciclo open-loop di tessuti o fibre, incenerimento con recupero energetico, discarica).
I risultati hanno confermato il ruolo importante della preparazione per il riutilizzo nell’apportare benefici ambientali al sistema (“crediti” o “impatti evitati”), a patto che i prodotti tessili di seconda mano sostituiscano prodotti vergini. Per quantificare l’ammontare di questa sostituzione sono stati stimati dei “Substitution Factors“, la cui variazione influenza notevolmente i risultati LCA. Un calo delle quantità preparate per il riutilizzo porta ad un generale aumento degli impatti ambientali del sistema di gestione (a patto che i tessili selezionati siano effettivamente riutilizzabili), dato che vengono “persi” i benefici dovuti agli impatti evitati. Il riciclo chimico, invece, nonostante consenta di recuperare materiali con la qualità comparabile a quella dei materiali vergini, necessita ancora di ottimizzazione per limitarne gli impatti ambientali, dati da processi energivori e dall’uso di solventi. In questi processi, appare particolarmente delicata e impattante l’eventuale fase di rimozione di coloranti dai tessuti, preliminare alla loro depolimerizzazione.
Oltre alla MFA e all’LCA, è stato sviluppato un indicatore (Material Recovery Score) per rappresentare materiali e prodotti recuperati in ogni scenario considerando quattro aspetti: (i) la quantità recuperata; (ii) la qualità dei materiali o prodotti recuperati rispetto a quelli vergini; (iii) il punto di sostituzione all’interno della filiera di produzione tessile (iv) rispetto della gerarchia dei rifiuti. Questo indicatore ha consentito di mostrare i trade-offs tra gli impatti ambientali e il potenziale di recupero di materia dei diversi scenari: scenari con combinazione di preparazione per il riutilizzo e riciclo chimico mostrano infatti un maggior Material Recovery Score ma anche potenziali impatti ambientali più alti.
Le principali raccomandazioni per i decision-makers sono quelle di controllare l’effetiva riutilizzabilità dei tessili esportati per il riutilizzo e puntare su sistemi di gestione integrata dei rifiuti che rispettino la gerarchia dei rifiuti. In particolare, per gli scenari futuri, in merito al riciclo, si raccomanda un trattamento meccanico che permetta di recuperare le fibre di maggior qualità, mandando a riciclo chimico solo quelle non riciclabili meccanicamente. Questo però dipenderà anche dalla qualità dei rifiuti in ingresso: prodotti tessili di qualità e con composizione di fibre uniforme, al termine della loro vita utile potranno essere riciclati con minore richiesta di pre-trattamenti, andando a diminuire l’impatto ambientale totale del sistema di gestione rifiuti.
Questo articolo rientra nel progetto di dottorato di Samuele Abagnato, ed è stato supervisionato da Lucia Rigamonti e Mario Grosso, e da Gregory Peters, professore della Chalmers University of Technology. Il progetto di dottorato è sostenuto da Regione Lombardia all’interno del progetto “Progetto Innovazione Polimi – Regione Lombardia: strategies for the further improvement of waste management in advanced contexts”.
Si è concluso con successo lo Study Tour ISWA dedicato a raccolta, selezione e trattamento dei rifiuti riciclabili, organizzato da AWARE con il supporto di ATIA-ISWA. I 20 partecipanti provenienti da diverse parti del mondo (Svizzera, Giappone, Argentina, Malta, Sierra Leone, USA, Giappone, India, Spagna, Lettonia, Zimbabwe) hanno avuto l’occasione di toccare con mano le esperienze italiane più avanzate di trattamento di plastica, alluminio, carta, tessili, RAEE, batterie al litio, grazie alla collaborazione e disponibilità di numerosi attori del Nord Italia. In particolare Humana, AMSA, Intals, Montello, SEVAL, Iren, Aliplast.
La Ricerca di Sistema (RdS) Elettrico Nazionale è un programma finanziato dal MASE (Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica) che sostiene le attività di ricerca e sviluppo di interesse a supporto della transizione energetica, con l’obiettivo di ridurre il costo dell’energia elettrica per gli utenti finali, migliorare l’affidabilità del sistema elettrico nonché ridurne l’impatto su ambiente e salute. All’interno del Piano Triennale 2025-2027 elaborato da ENEA, per l’area d’intervento Decarbonizzazione, il tema di ricerca Materiali e dispositivi di frontiera per applicazioni energeticheè focalizzato sull’innovazione nei materiali e nei componenti chiave per i sistemi energetici.
Il ruolo della Life Cycle Assessment
All’interno del progetto, AWARE contribuisce attivamente in relazione al settore dell’eolico, principalmente offshore, mediante due linee di ricerca incentrate sulla metodologia LCA, di seguito brevemente descritte.
In una prima fase della ricerca sono state analizzate le principali criticità inerenti allo sviluppo dell’eolico offshore nel contesto del Mar Mediterraneo, considerando le potenziali interazioni con la biodiversità marina lungo le diverse fasi del ciclo di vita, includendo impatti negativi e potenziali effetti positivi.
Attraverso una revisione critica della letteratura sono stati individuati gli approcci disponibili per integrare la valutazione della biodiversità nella LCA.
L’analisi ha mostrato come i metodi LCIA tradizionali considerino gli impatti sugli ecosistemi prevalentemente in modo indiretto, mentre approcci più recenti introducano sviluppi metodologici rilevanti, ma risultino ancora in fase di consolidamento, e presentino diverse lacune e limitazioni, soprattutto per l’ambiente marino.
In questo contesto, il contributo del gruppo AWARE è finalizzato ad individuare gli indicatori e i modelli LCIA emergenti più rilevanti per il campo di applicazione, ma anche ad adattarli e svilupparne di nuovi, con lo scopo di quantificare gli impatti in termini di perdita di specie legati allo sviluppo dei parchi eolici offshore.
Valutazione ambientale di componenti e dispositivi innovativi
La linea di ricerca ha l’obiettivo di applicare la metodologia LCA per valutare la sostenibilità ambientale delle soluzioni innovative proposte nel progetto per le turbine eoliche offshore. La valutazione cradle-to-grave delle prestazioni ambientali delle diverse opzioni sviluppate mira ad evitare il possibile burden shifting, individuare le fasi più critiche e supportare lo sviluppo di soluzioni progettuali più sostenibili.
Saranno confrontati materiali convenzionali (compositi termoindurenti) con soluzioni alternative, tra cui resine termoplastiche o di origine biogenica, e tecnologie produttive innovative come l’additive manufacturing.
E’ aperta sulla rivista Waste Management la call for paper per la Special Issue: “Advances in LCT methodologies and tools for sustainability assessment of municipal and challenging waste management“.
La Special Issue si concentra su strumenti e metodologie di Life Cycle Thinking (LCT) – Life Cycle Assessment (LCA), Life Cycle Costing (LCC) e Social Life Cycle Assessment (S-LCA) – oltre che sulla metodologia EEIO (Environmentally Extended Input-Output) nell’ambito della gestione dei rifiuti.
Gli articoli proposti possono riguardare sia sviluppi metodologici sia casi studio concreti, con l’obiettivo di fornire risultati e approcci applicabili in diversi contesti territoriali e settoriali. Particolare attenzione verrà data agli sviluppi più recenti nel settore, soprattutto ai nuovi strumenti integrabili con gli approcci tradizionali di analisi del ciclo di vita, offrendo così conoscenze all’avanguardia su questi temi. Tra i guest editor la Prof.ssa Lucia Rigamonti.
La deadline per la call for paper è fissata per il 31 Dicembre 2026. Consulta il sito della rivista per maggiori dettagli: QUI