Waste or Resource? Il ritorno di AWARE in Libano

Discarica di Hebberyie, febbraio 2021 (ph. Francesca Villa)

Il primo agosto 2022 è partito il progetto “RIFIUTO o RISORSA?” (WASTE or RESOURCE?), che ci vedrà partecipi sul territorio del Libano per i prossimi tre anni. Il Politecnico di Milano infatti è partner (attraverso il nostro gruppo di ricerca) di un progetto di cooperazione finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e promosso da CELIM, insieme a CESVI, Ingegneria Senza Frontiere Milano, Oxfam It, Oxfam GB e alle Municipalità di Hasbaya e Chebaa, nostri partner locali.

È la seconda volta che siamo chiamati a partecipare ad un progetto per migliorare la gestione dei rifiuti in Libano, un paese di cui ormai conosciamo la complessità, e che da più di due anni sta attraversando una importante crisi economica e sociale. In un momento così delicato potrebbe sembrare che l’ambiente non sia una priorità, ma la situazione di degrado ambientale generalizzata impatta tangibilmente sulla qualità della vita delle persone, e la gestione dei rifiuti appare un tema molto sentito dalla popolazione e dai rappresentanti delle istituzioni locali.

Ridurre l’impatto negativo su salute e ambiente dovuto ad una problematica gestione dei rifiuti è quindi l’obiettivo generale del progetto, da raggiungere attraverso tre risultati attesi principali: il miglioramento della raccolta dei rifiuti attraverso l’introduzione della raccolta differenziata ad Hasbaya e Chebaa (R1), la realizzazione di impianti di trattamento della frazione organica – compostaggio – e separazione dei riciclabili (R2), il supporto a piccole medie imprese locali già impegnate nell’economia circolare a migliorare i propri modelli di sviluppo sostenibile. Noi saremo direttamente coinvolti nel R1 e R2.

L’intervento impatterà sugli SDGs 1, 3, 8, 11, 12, 13, 15.

In questo momento è in corso la prima missione, con Francesca Villa (Ph.D.) sul campo insieme all’appena costituito team “waste or resources?”. L’obiettivo di questa prima visita è l’impostazione di una campagna di raccolta dati sul campo, che vedrà poi il coordinamento da remoto di Polimi e ISF-MI, l’implementazione sul campo da parte di CELIM e il fondamentale supporto delle Municipalità coinvolte.

Visita alla discarica di Chebaa del team di progetto Waste or resource?
(ph. Agnese Stracquadanio)

Acqua di rete in Università per un impatto sostenibile

Questo mese si è concluso il progetto BeviMI, promosso da CICMA e cofinanziato da Fondazione Cariplo, che ha visto coinvolto il gruppo AWARE nello svolgimento di una ricerca interuniversitaria con due obiettivi principali:

  • indagare i comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati tramite un approccio citizen science;
  • analizzare l’impatto ambientale delle diverse filiere di approvvigionamento di acqua disponibili negli atenei milanesi tramite metodologia life cycle assessment (LCA);

CAMPAGNA DI SCIENZA PARTECIPATA

Per la raccolta dei dati sui comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati è stato predisposto un questionario qualitativo.

Il questionario è stato diffuso tra gli studenti, i docenti, i ricercatori, i dottorandi e il personale tecnico amministrativo delle Università milanesi Milano-Bicocca, Politecnico e Università degli Studi di Milano tramite gli Uffici di Sostenibilità dei tre atenei e grazie all’aiuto di alcune associazioni studentesche. 

Figura 1. Indagine sulla modalità più frequente di rifornimento di acqua in università (questionario BeviMI)

In media il 77% dichiara di consumare prevalentemente in università acqua di rete, ritenendola una scelta sostenibile, comoda ed economica.

Dal questionario è inoltre emersa la richiesta di installare erogatori laddove non presenti e la necessità di effettuare campagne di sensibilizzazione, eventi o percorsi di approfondimento per abbattere falsi miti che frenano alcuni studenti dal bere acqua di rete (ad esempio per paura dello stato delle tubature, della presenza di calcare, e di uno scarso monitoraggio). Proprio in questa ottica, all’interno del progetto è stato svolto tra il 20 aprile e 18 maggio 2022 il ciclo di seminari Bbetween “Acqua: gestione e uso sostenibile” che ha visto il coinvolgimento del gestore del servizio idrico, di docenti, dei delegati alla sostenibilità degli atenei e di organizzazioni civiche (le registrazioni sono accessibili qui).

VALUTAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE

A conferma dell’effettiva sostenibilità della scelta di bere acqua di rete anziché acqua in bottiglia, è stato confrontato con applicazione della metodologia LCA l’acquisto di una bottiglia in PET da 0,5 litri (filiera 1) con il prelievo di 0,5 litri di acqua di rete tramite casa dell’acqua installata sul territorio e borraccia personale in alluminio (filiera 2).

Figura 2. Sistemi disponibili in università per l’approvvigionamento di acqua confrontati in un’ottica di quantificazione di impatto ambientale.

Nella filiera 1 sono state incluse le fasi di captazione dell’acqua, la produzione della bottiglia (corpo, tappo, etichetta) e degli imballaggi di vendita e trasporto, il trasporto del prodotto finito, la sua eventuale refrigerazione, il suo utilizzo e lo smaltimento di tutti gli imballaggi coinvolti nel processo.

Per la filiera 2 sono incluse invece le fasi di captazione, potabilizzazione e distribuzione dell’acqua, costruzione, uso e fine vita della casa dell’acqua, costruzione, lavaggio e fine vita della borraccia in alluminio.

Lo studio è stato condotto utilizzando il software SimaPro 9.3 e adottando il metodo proposto dalla commissione europea EF 3.0 basato su 16 categorie di impatto che quantificano gli effetti sull’ambiente (8 categorie), sulla salute umana (4 categorie) e sull’esaurimento di risorse (4 categorie), con l’intento di includere il più ampio spettro di problematiche potenzialmente causate da ciascuna filiera.

Figura 3. Categorie di impatto valutate nel metodo Environmental Footprint 3.0 proposto dalla Commissione Europea adottato nello studio LCA.

Dai risultati ottenuti è stato possibile affermare che, in accordo con le assunzioni fatte per le due filiere, consultabili nella ricerca completa (disponibile su www.contrattoacqua.it), la scelta di bere 0,5 litri di acqua di rete erogata dalla casa dell’acqua e raccolta tramite borraccia in alluminio è ambientalmente più vantaggiosa della scelta di acquistare acqua in bottiglie di PET da 0,5 litri per tutte le 16 categorie di impatto analizzate.

Figura 4.Confronto tra gli impatti delle due filiere per tutte e 16 le categorie di impatto analizzate. 

Per quanto riguarda la filiera 1, si può poi affermare che le fasi che contribuiscono in misura maggiore agli impatti totali sono il ciclo di vita della bottiglia in PET e il trasporto della stessa dall’imbottigliatore al rivenditore; nella filiera 2 invece le fasi principalmente responsabili degli impatti totali sono il consumo di energia elettrica per il funzionamento della casa dell’acqua e il lavaggio della borraccia.

L’applicazione della metodologia LCA ha permesso di delineare inoltre le seguenti conclusioni:

• lo studio effettuato è uno strumento utile per le università per quantificare gli impatti di ateneo del consumo di acqua in PET e stimare la potenziale riduzione che si otterrebbe nel caso di un maggior ricorso all’uso di acqua di rete;

• la selezione dei fornitori di bottiglie in PET da parte degli atenei può essere fatta secondo criteri sviluppati in ottica di sostenibilità ambientale per minimizzare gli impatti di tale filiera (alcuni criteri emersi sono ad esempio la scelta di fornitori con distanza imbottigliatore-atenei minore, la scelta di bottiglie con una certa percentuale di granuli in PET riciclato…);

• lo studio sottolinea l’impatto non trascurabile dei consumi elettrici dei distributori automatici, elemento su cui sarebbe opportuno intervenire; 

• relativamente all’acqua di rete è importante adottare piccoli accorgimenti (come limitare l’uso di acqua nel lavaggio della borraccia) per evitare di ridurre i notevoli effetti positivi generati dalla scelta di bere acqua di rete; 

• un possibile sviluppo futuro emerso dallo studio è quello di effettuare un confronto specifico tra gli erogatori e le case dell’acqua, in modo da identificare se nei campus universitari sia più strategico da un punto di vista ambientale un modello diffuso (tanti erogatori di minori dimensioni), un modello concentrato (un’unica casa dell’acqua in luogo molto frequentato) o un modello ibrido.

Pubblicate le buone pratiche individuate nel progetto Interreg Europe LCA4Regions

Sono state rese disponibili le linee guida alle buone pratiche individuate all’interno del progetto Interreg Europe LCA4Regions, in cui sono presenti due lavori del gruppo AWARE:

La buona pratica: GERLA project: Waste management in Lombardy – Life cycle assessment, sull’applicazione dell’LCA al sistema di gestione RSU in Lombardia.

Nel progetto è stata applicata la metodologia LCA per analizzare le prestazioni ambientali dell’attuale sistema di gestione dei Rifiuti solidi urbani (RSU) implementato in Lombardia a partire dal 2009. Lo studio LCA, inserito come uno dei capitoli del PRGR, è stato utilizzato per la definizione degli scenari di gestione dei rifiuti del piano.

La buona pratica: Optimization of the regional management of Construction & Demolition Waste through the LCT approach, sugli studi di LCT sulla gestione dei rifiuti C&D in Lombardia.

Nel progetto l’applicazione delle metodologie di LCA e LCC si sono rivelate utili per rivelare gli hotspot nell’attuale sistema di gestione dei rifiuti C&D in Lombardia. L’analisi ha consentito di individuare le soluzioni più efficaci per migliorarne la sostenibilità, quantificandone gli effetti sulle prestazioni ambientali, energetiche ed economiche dell’intero sistema.

Clicca qui per visualizzare il documento completo.

Distretti intelligenti e sostenibili – un libro bianco

E’ ora disponibile il Libro bianco SSD – Smart Sustainable Districts, sviluppato nell’ambito di un progetto promosso dal Politecnico di Milano e coordinato dal Consorzio Poliedra, con l’obiettivo di individuare e suggerire orientamenti, azioni e strumenti per lo sviluppo sostenibile, la transizione ecologica, e il rafforzamento della resilienza dei sistemi territoriali e sociali attuabili alla scala locale.
Il progetto ha visto il coinvolgimento di più di 100 ricercatori di vari dipartimenti dell’Ateneo e dei suoi Consorzi (il Sistema Polimi) con competenze tecnico-scientifiche ma anche umanistico-sociali, che a partire dalle criticità degli attuali ambienti urbani, impietosamente messe in luce dalla pandemia, e dagli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, dal Green Deal e dal piano NextGenerationEU, hanno messo a fuoco il concetto SSD – Smart Sustainable Districts – per definire linee guida pratiche per affrontare la transizione ecologica a livello locale e orientare le necessarie trasformazioni urbane ed i processi di rigenerazione urbana, in chiave smart e sostenibile.
smart sta a sottolineare l’adozione di approcci “intelligenti”, multidisciplinari, innovativi e flessibili, che sfruttino al meglio le risorse e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.
sostenibile, perché permetta di bilanciare le tre dimensioni ambientale, sociale ed economica, contribuendo a raggiungere e mantenere un’elevata qualità della vita, della salute e del benessere dell’ambiente e della comunità, la conservazione delle risorse naturali e, allo stesso tempo, creare opportunità sociali ed equità per le persone.
Il lavoro affronta aspetti tecnico-scientifici ma anche umanistici e sociali, quali l’inclusione e integrazione sociale, la qualità dell’ambiente e del paesaggio, degli spazi pubblici e privati, la mobilità e l’energia, le economie locali e i modelli di business, la gestione e utilizzo dei dati con un approccio multidisciplinare che vede nell’integrazione e nel coordinamento sui vari temi il fattore chiave per guidare l’attuazione dei processi di trasformazione e rigenerazione urbana realmente smart e sostenibili e capaci di attivare sinergie e produrre effetti positivi cumulati. La dimensione locale investigata è inoltre quella che offre le migliori possibilità di attuazione, gestione amministrativa e monitoraggio delle azioni e dei loro effetti e pertanto contribuisce a rendere lo studio e le soluzioni proposte molto concrete.

Per AWARE ha contribuito al libro bianco Mario Grosso, insieme a Elena Sezenna del DICA, autrice di questo post.

A Maputo, per il progetto HANDS

Dal 26 ottobre al 7 novembre si è svolta una visita sul campo del progetto HANDS – Health And urbaN Space in Chamanculo C.

La missione ha visto una squadra di cinque persone (Camillo Magni, Laura Montedoro, Giuliana Miglierina, Riccardo Mereu e Francesca Villa) afferenti a diversi dipartimenti del Politecnico di Milano varcare i confini italiani per riportare a casa informazioni raccolte direttamente a Maputo e nel quartiere di Chamanculo C. In questo frangente abbiamo potuto contare sull’appoggio della sede locale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e sul prezioso supporto della ONG AVSI, presente da anni nel quartiere di Chamanculo C insieme ad Asscodecha, nonché delle altre associazioni partner.

Maputo è la capitale del Mozambico, oltre ad essere la città di maggiori dimensioni del paese, con più di 1.2 milioni di abitanti stimati, e una generazione di rifiuti pro-capite che varia dai 1.15 kg per abitante al giorno della “cidade cemento” (la zona centrale, coi palazzi e le strade asfaltate) agli 0.20 kg/ab/gg delle aree rurali, passando per le zone peri-urbane e i quartieri informali (0.49 kg/ab/gg)(cfr. dos Muchangos et al. 2017).

Chamanculo è un “bairro” (quartiere) storico, sviluppatosi in epoca coloniale e post-coloniale senza una precisa pianificazione urbanistica, ed appartiene alla cinta dei quartieri informali. È diviso in diversi settori, tra i quali Chamanculo C, focus dell’intervento.

Obiettivo di questa missione è stato, da parte del nostro team, la raccolta di informazioni sul funzionamento del sistema di gestione dei rifiuti di Maputo e di Chamanculo C. Lo sviluppo di un laboratorio di autoproduzione di Polichina (qui maggiori dettagli sul progetto) può portare infatti alla generazione di diversi flussi di materiale , che necessariamente dovranno interagire con il sistema esterno nelle diverse fasi di raccolta/riuso/riciclo. Per questo è richiesta la conoscenza del contesto in cui si andrà ad inserire il progetto.

Container per la raccolta secondaria a Chamanculo C (foto di F. Villa)

Sono stati svolti sopralluoghi e interviste a diversi attori locali. Per il settore pubblico, e in particolare la Municipalità di Maputo (CMCM), responsabile della gestione dei rifiuti, è stata incontrata la vice-direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute, con il team. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare due associazioni (KUTENGA e ACADEC) che si occupano della raccolta primaria in altri quartieri informali, ricevendo spunti su problematiche e buone pratiche attuate. Sono stati intervistate due acquirenti di materiali riciclabili del settore informale, e rilevata la presenza di raccoglitori informali (“catadores“) a Chamanculo e nell’intera Maputo. Infine, a distanza, è stata fatta un’intervista con il presidente di AMOR, una delle associazioni più importanti per il riciclaggio in Mozambico.

Carretti a mano per la raccolta primaria (foto di F. Villa)

Le informazioni relative a questi incontri saranno riassunte nel report di missione ufficiale, nel frattempo sulla pagina Facebook del progetto è possibile vedere qualche istantanea della missione!

Qual è l’impronta di un libro scolastico? Con Zanichelli abbiamo cercato di dare una risposta

La metodologia LCA (Life Cycle Assessment) è uno degli strumenti più efficaci che oggi abbiamo per valutare i potenziali impatti ambientali di un prodotto.

Zanichelli editore S.p.A. ha deciso di commissionare al nostro gruppo di ricerca AWARE- Assessment on WAste and REsources un’analisi del ciclo di vita del libro ministeriale di tipo B (libro di carta ed e-book), per quantificare il suo impatto sull’ambiente e capire cosa la casa editrice possa fare per ridurlo.

Figura 1. Confini del sistema del prodotto editoriale Zanichelli in analisi.

La valutazione ambientale ha incluso 15 categorie di impatto, di cui 8 associate all’impatto sull’ambiente, 3 all’impatto sulla salute umana e 4 all’impatto sull’esaurimento di risorse, con l’intento di includere il più ampio spettro di problematiche potenzialmente causate dal prodotto in analisi.

I risultati dello studio mostrano che gli impatti ambientali del libro scolastico Zanichelli di tipo B sono principalmente associati al ciclo di vita del libro cartaceo, soprattutto alla sua fase realizzativa.

Figura 2. Impatto complessivo del libro ministeriale di tipo B sulla categoria “cambiamento climatico” con la relativa analisi dei contributi.

Attualmente le potenzialità dell’e-book associato alla copia cartacea sono poco sfruttate e di conseguenza il suo carico ambientale è ridotto. Utilizzando il digitale al massimo delle sue potenzialità gli impatti complessivi del libro ministeriale B subiscono un aumento importante, oscillante tra il + 17% e il +229% a seconda della categoria di impatto osservata.

Gli impatti dell’ebook sono strettamente dipendenti dalle modalità d’uso dell’utente, ossia dalla quantità di materiale effettivamente scaricato (in termini di Gigabyte) per la fase di trasferimento del materiale e dalle ore di studio dedicate all’apprendimento su dispositivo elettronico.

Come riportato sul suo sito, la casa editrice Zanichelli si impegnerà nelle seguenti azioni:

  • scegliere cartiere e tipografie che usino più energie rinnovabili e meno reagenti chimici
  • usare inchiostri vegetali nella stampa, colle vegetali nella rilegatura e materiali biodegradabili nella plastificazione delle copertine
  • ridurre gli scarti di lavorazione della carta nella legatoria
  • valutare la fattibilità di compensare le emissioni di gas serra finanziando piantagioni di alberi o altre iniziative che riducano le emissioni anidride carbonica.

HANDS, salute e spazi urbani a Maputo

Da gennaio 2021 fino a luglio 2022 siamo coinvolti in un nuovo progetto di ricerca al servizio della cooperazione internazionale allo sviluppo, vincitore del Polisocial Award 2020.

HANDS (Health AND urban Space in Chamanculo) si propone di progettare in maniera inclusiva e sostenibile un laboratorio sociale per la produzione del disinfettante Polichina all’interno di Chamanculo C, un quartiere informale di Maputo, capitale del Mozambico. Qui il sito ufficiale e la pagina Facebook del progetto, con tutti gli aggiornamenti!

Il nostro gruppo è responsabile delle strategie di distribuzione della Polichina, con particolare riferimento ai contenitori per il disinfettante, e del vaglio di metodi per la gestione di rifiuti sanitari generati dall’emergenza COVID-19.

In particolare, i due filoni principali (su cui sono già stati avviati due progetti di tesi) sono:

  1. Ricircolo virtuoso di contenitori usati per la Polichina: strategie di riutilizzo dei contenitori usati (plastica/vetro), con particolare riferimento a metodi di raccolta, pulizia e disinfezione, e limiti di queste strategie, in qualsiasi contesto.
  2. Rifiuti sanitari al tempo del COVID-19: generazione di rifiuti sanitari e sua variazione in epoca COVID-19; metodi di trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari nei contesti a basso reddito; metodi di riduzione, trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari generati dalla pandemia COVID-19 in qualsiasi contesto, con particolare riferimento ai dispositivi di protezione individuali (guanti, mascherine), alle soluzioni implementabili a livello della popolazione (es. mascherine di stoffa altrimenti dette “di comunità”).
Chamanculo C, Maputo, Mozambico

Due dottorati di ricerca appena conclusi!

I giorni 22 e 28 ottobre 2021, Giovanni Dolci e Stefano Puricelli hanno discusso le rispettive tesi di dottorato.


Il primo dottorato ha previsto la valutazione di come l’intera filiera di trattamento del rifiuto alimentare domestico sia influenzata dalla tipologia di sacchetto utilizzato per la raccolta. Gli attuali sistemi si basano principalmente sull’utilizzo di sacchetti in bioplastica. Anche se meno diffusa, esiste una tipologia alternativa di sacchetto in carta riciclata appositamente studiata per la raccolta del rifiuto alimentare.

In primo luogo, è stata analizzata la fase di stoccaggio domestico del rifiuto. Successivamente è stata considerata la fase di trattamento del rifiuto effettuando, presso la Fabbrica della Bioenergia del Politecnico di Milano, test di biometanazione (BMP) sui sacchetti per caratterizzarne il comportamento in condizioni anaerobiche. Per meglio simulare le reali condizioni di funzionamento dei digestori a scala reale, i sacchetti sono stati inoltre sottoposti a prove di co-digestione in semi-continuo con il rifiuto alimentare. Infine, sono state valutate le prestazioni ambientali dell’intera filiera di gestione del rifiuto alimentare tramite un’analisi del ciclo di vita (LCA), confrontando due sistemi in cui i sacchetti per la raccolta sono rispettivamente in bioplastica e in carta.

I risultati dell’intero studio mostrano, per tutte le fasi della filiera analizzate, un’influenza positiva associata all’utilizzo dei sacchetti in carta in luogo di quelli in bioplastica. In primo luogo, i sacchetti in carta garantiscono una maggiore perdita di peso durante la fase di stoccaggio domestico del rifiuto, con un minore rilascio di odori e percolato. I test BMP in condizioni mesofile e le prove di co-digestione in semi-continuo hanno evidenziato una degradabilità anaerobica dei sacchetti in bioplastica estremamente scarsa. Al contrario, il sacchetto in carta ha un’elevata compatibilità con il processo di digestione anaerobica. Infine, la LCA comparativa ha evidenziato una generale riduzione dei potenziali impatti ambientali con l’utilizzo di sacchetti in carta riciclata in luogo dei sacchetti di bioplastica; si è osservato tuttavia che la scelta dell’approccio metodologico ha un’influenza importante sui risultati.

Per approfondimenti sono disponibili tre pubblicazioni relative allo studio.

Dolci G., Catenacci A., Malpei F., Grosso M. 2021. Effect of paper vs. bioplastic bags on food waste collection and processing. Waste and biomass valorization, 12, 6293-6307.

Venturelli V., Dolci G., Catenacci A., Malpei F., Grosso M. 2021. Analisi sperimentale sulla degradazione anaerobica di sacchetti in carta o in bioplastica per la raccolta del rifiuto alimentare. Ingegneria dell’Ambiente, Vol. 8, n.3/2021.

Dolci G., Rigamonti L., Grosso M. 2021. Influence of the type of collection bag on the food waste treatment chain: a life cycle assessment. Waste Management & Research, 39 (10), 1317-1327.


Il secondo dottorato, cofinanziato da PoliMi e Innovhub-SSI, nonché congiunto con la VUB di Bruxelles, ha confrontato gli impatti ambientali di un’automobile alimentata con quattro miscele di benzina e combustibili rinnovabili. Le miscele, provate su un’automobile sia in laboratorio che in strada, sono state formulate in modo da essere già utilizzabili dall’attuale flotta circolante. I combustibili analizzati, prodotti da diverse biomasse, sono stati bioetanolo, bionafta, bio-ETBE, e metanolo (modellizzato nell’LCA come biometanolo ed e-metanolo). L’automobile tradizionale è stata anche posta a confronto con un’automobile elettrica. Eccetto per bioetanolo e bio-ETBE da grano, tutti i combustibili rinnovabili miscelati permettono una riduzione, seppur modesta, dell’impatto sul cambiamento climatico (da 0,8% a 10,2%), a confronto con l’auto a benzina. La bionafta ha contribuito al miglior risultato (-10,2%), ma gli effetti da cambiamento di destinazione d’uso dei terreni (land-use change) connessi all’olio di palma utilizzato per la sua produzione devono essere evitati, in quanto potrebbero annullare i benefici. L’automobile elettrica permette potenzialmente di ridurre del 41% le emissioni di gas serra rispetto all’auto a benzina. Sebbene l’uso di miscele parzialmente rinnovabili e l’uso di elettricità riducano gli impatti di cambiamento climatico e uso di risorse fossili, per le altre 14 categorie di impatto il quadro è più vario.

E’ possibile richiedere la tesi di dottorato all’indirizzo email stefano.puricelli@polimi.it.


Perché rimuovere CO2 dall’atmosfera?

A questa domanda e ad altre domande sul tema cambiamenti climatici si dà risposta nella video intervista disponibile al seguente link.

Il video fa parte dell’iniziativa DICA GREEN CORNER del Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale del Politecnico di Milano per presentare le attività di ricerca del Dipartimento sul tema cambiamenti climatici in occasione della COP26, la XXVI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC dal 31 ottobre al 12 novembre a Glasgow.

Nel video viene anche presentato lo stato di sviluppo della tecnologia per rimuovere CO2 dall’atmosfera tramite l’alcalinizzazione degli oceani studiata nel progetto di ricerca Desarc-Maresanus.

Come incentivare l’uso di acqua di rete e la riduzione di nuova plastica? Noi ci proviamo con il progetto BeviMI

Mercoledì 13 Ottobre avremo il piacere di partecipare ad una tavola Rotonda presso la Centrale dell’Acqua di Milano in occasione del lancio del progetto #BeviMI.

BeviMI vede i tre atenei milanesi Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’associazione CICMA (Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua) uniti per promuovere attraverso l’App BeviMI e gli ecocompattatori di Coripet l’utilizzo dell’acqua di rete e la riduzione e il riciclo della plastica.

I delegati alla sostenibilità dei tre Atenei milanesi – Stefano Bocchi, Matteo Colleoni ed Eugenio Morello si confronteranno con CICMA, Coripet ed MM sull’approccio interdisciplinare alla sostenibilità per la promozione di comportamenti responsabili in grado di contribuire alla Transizione ecologica della città di Milano.

Noi approfondiremo i contenuti e i metodi della Ricerca interuniversitaria legata al progetto, basata sul concetto di “citizen science” e sull’uso della metodologia LCA per valutare l’impatto delle diverse filiere di approvvigionamento di acqua (dalla rete o con bottiglie di plastica) e dei diversi trattamenti del rifiuto di PET (recupero energetico, raccolta non selettiva del PET e raccolta selettiva col metodo Coripet “bottle to bottle”).

La tavola rotonda potrà essere seguita al seguente link.

Maggiori informazioni sul progetto e su CICMA sono disponibili al seguente link.