Tra plastica e bioplastica: problemi e soluzioni

Nella sessione di Laurea Magistrale di Luglio 2020 sono stati discussi due lavori su temi di scottante attualità.

I quantitativi di frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) che vengono avviati annualmente al trattamento di digestione anaerobica sono in continuo aumento. Nasce dunque la necessità di indagare se sia possibile avviare al trattamento assieme alla FORSU anche i sacchetti in bioplastica utilizzati per la sua raccolta. Nel mio lavoro di tesi è stata indagata la degradabilità anaerobica di due principali tipologie di sacchetti in bioplastica (tipo Shopper e tipo Dedicato) attraverso prove di BMP in condizioni termofile. Lo studio ha evidenziato valori di degradabilità elevati e superiori al 75%, ma non analoghi tra sacchetti dello stesso tipo, con valori di degradabilità più bassi per sacchetti contenenti un laccio di chiusura più robusto; a ciò si aggiunge una diversa cinetica di produzione di metano tra i diversi sacchetti, che, nel caso specifico di un sacchetto di tipo shopper, ha mostrato una lag-phase iniziale del tutto incompatibile con i tempi di residenza idraulici degli impianti di digestione esistenti.
È necessario dunque produrre dei sacchetti che siano degradabili nelle effettive condizioni di impianto, e adattare gli impianti di digestione anaerobica di FORSU esistenti ai nuovi flussi contenenti quantitativi di bioplastiche, anche rigide, come piatti, posate e bicchieri, sempre maggiori.
Serena Pantano

Il mio elaborato è stato svolto in collaborazione con il Centro di Selezione Secondaria Corepla di Muggiano (MI), gestito da A2A Ambiente. I CSS Corepla si occupano della selezione del materiale plastico proveniente dalla raccolta differenziata degli imballaggi e restituiscono in uscita diverse tipologie di flussi di materia suddivisi per classi di polimero, forma e colore.
La concomitanza della redazione della tesi con il verificarsi dell’epidemia di Covid-19 di inizio 2020 ha permesso di valutare la risposta da parte della filiera del riciclo ad un evento critico ed inatteso: le operazioni di trattamento dei rifiuti sono ritenute servizi essenziali e per questo si è osservato un ridotto impatto sull’operatività dell’impianto.
È stata poi indagata la relazione fra portata oraria lavorata con l’occorrenza dei malfunzionamenti e con le prestazioni di selezione dell’impianto: ne è emerso che portate elevate determinano la tendenza dell’impianto a fornire prestazioni peggiori, in particolare per quanto riguarda le quote di contenitori per liquidi in PET. La definizione di un valore corretto di portata oraria sembra quindi essere fondamentale al fine di garantire l’ottimizzazione delle attività del CSS.
Analizzando la produzione dell’impianto più in generale sono emersi due elementi: da una parte si è osservata una quota di scarti di selezione molto elevata, quasi il 60% sul totale, dall’altra la difficoltà nel garantire una purezza adeguata del flusso di materiali filmosi.
Davide Savegnago

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