Tra plastica e bioplastica: problemi e soluzioni

Nella sessione di Laurea Magistrale di Luglio 2020 sono stati discussi due lavori su temi di scottante attualità.

I quantitativi di frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) che vengono avviati annualmente al trattamento di digestione anaerobica sono in continuo aumento. Nasce dunque la necessità di indagare se sia possibile avviare al trattamento assieme alla FORSU anche i sacchetti in bioplastica utilizzati per la sua raccolta. Nel mio lavoro di tesi è stata indagata la degradabilità anaerobica di due principali tipologie di sacchetti in bioplastica (tipo Shopper e tipo Dedicato) attraverso prove di BMP in condizioni termofile. Lo studio ha evidenziato valori di degradabilità elevati e superiori al 75%, ma non analoghi tra sacchetti dello stesso tipo, con valori di degradabilità più bassi per sacchetti contenenti un laccio di chiusura più robusto; a ciò si aggiunge una diversa cinetica di produzione di metano tra i diversi sacchetti, che, nel caso specifico di un sacchetto di tipo shopper, ha mostrato una lag-phase iniziale del tutto incompatibile con i tempi di residenza idraulici degli impianti di digestione esistenti.
È necessario dunque produrre dei sacchetti che siano degradabili nelle effettive condizioni di impianto, e adattare gli impianti di digestione anaerobica di FORSU esistenti ai nuovi flussi contenenti quantitativi di bioplastiche, anche rigide, come piatti, posate e bicchieri, sempre maggiori.
Serena Pantano

Il mio elaborato è stato svolto in collaborazione con il Centro di Selezione Secondaria Corepla di Muggiano (MI), gestito da A2A Ambiente. I CSS Corepla si occupano della selezione del materiale plastico proveniente dalla raccolta differenziata degli imballaggi e restituiscono in uscita diverse tipologie di flussi di materia suddivisi per classi di polimero, forma e colore.
La concomitanza della redazione della tesi con il verificarsi dell’epidemia di Covid-19 di inizio 2020 ha permesso di valutare la risposta da parte della filiera del riciclo ad un evento critico ed inatteso: le operazioni di trattamento dei rifiuti sono ritenute servizi essenziali e per questo si è osservato un ridotto impatto sull’operatività dell’impianto.
È stata poi indagata la relazione fra portata oraria lavorata con l’occorrenza dei malfunzionamenti e con le prestazioni di selezione dell’impianto: ne è emerso che portate elevate determinano la tendenza dell’impianto a fornire prestazioni peggiori, in particolare per quanto riguarda le quote di contenitori per liquidi in PET. La definizione di un valore corretto di portata oraria sembra quindi essere fondamentale al fine di garantire l’ottimizzazione delle attività del CSS.
Analizzando la produzione dell’impianto più in generale sono emersi due elementi: da una parte si è osservata una quota di scarti di selezione molto elevata, quasi il 60% sul totale, dall’altra la difficoltà nel garantire una purezza adeguata del flusso di materiali filmosi.
Davide Savegnago

Gli impatti ambientali di una nuova bottiglia per acqua in materiale poliaccoppiato

Negli ultimi anni il packaging è diventato uno dei fattori chiave attraverso cui i produttori possono mostrare ai clienti un orientamento verso la sostenibilità e la protezione dell’ambiente. Proprio per questo è stata lanciata sul mercato una bottiglia di acqua in cartone asettico. Il mio lavoro di tesi si occupa di valutare gli impatti ambientali di quest’ultima nel Nord Italia per il settore Horeca, nello specifico analizza quella proposta da Acqua Smeraldina. I risultati ottenuti mostrano che le fasi più impattanti del sistema analizzato sono il ciclo di vita del contenitore in cartone asettico e la distribuzione dell’acqua dall’impianto di imbottigliamento al distributore locale. Analizzando nello specifico il ciclo di vita del contenitore in cartone asettico le fasi più impattanti sono la produzione e il trasporto della carta vergine e dell’alluminio primario. Viene poi valutato il migliore fine vita per il contenitore analizzando tre scenari:raccolta con i rifiuti residui e successivo incenerimento, raccolta con la carta e riciclo in cartiera convenzionale, raccolta con la carta e riciclo in cartiera specializzata. L’ultimo risulta il migliore, anche se la sua analisi è stata condotta considerando gli stessi consumi della cartiera convenzionale e modificando la distanza all’impianto di riciclo e la percentuale di carta recuperata.
In mancanza di dati primari relativi ai consumi di una cartiera specializzata, si è lavorato in termini di analisi di sensitività rispetto a delle ipotesi ragionevoli.

Secondo i risultati, per i consumi di acqua la cartiera specializzata è sempre il miglior scenario. Invece per i consumi di energia, la cartiera specializzata è il miglior scenario per consumi di energia fino a 4 volte quelli di una cartiera convenzionale. Da 5 volte in poi, la miglior soluzione è l’incenerimento.
Nella seconda parte della tesi, la bottiglia in cartone asettico è stata comparata con quella in PET, precedentemente analizzata in un’altra tesi dell’AWARE Group. Per il territorio italiano, la bottiglia in PET risulta la scelta migliore.

Lavinia Pia Persico

I nostri primi laureati Magistrali dell’era Covid

Il mio lavoro di tesi si inserisce nel progetto di cooperazione “Gestione Integrata delle Risorse Naturali nell’Unione delle Municipalità di Tiro” condotto dal gruppo di ricerca AWARE e ONG INTERSOS in collaborazione con la controparte istituzionale Unione delle Municipalità di Tiro. Il progetto prevede una serie di attività finalizzate a migliorare questa situazione, tra le quali quella relativa alla gestione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di Ain Baal costituisce il cuore del lavoro di tesi.
Nella missione avvenuta tra luglio e settembre 2019, mi sono recato quasi quotidianamente all’impianto e ho potuto raccogliere dati e svolgere le analisi per descriverne il funzionamento e la gestione. Sono state avanzate proposte per alcuni miglioramenti: diminuzione degli impatti ambientali dovuti alla gestione dell’aria esausta e degli scarti prodotti (potenzialmente utilizzabili come Combustibile Solido Secondario), miglioramento della logistica e del processo di stabilizzazione biologica, affinché si possa beneficiare della raccolta differenziata implementata su alcune delle municipalità servite dall’impianto TMB e produrre un materiale biostabilizzato di buona qualità, potenzialmente utilizzabile come ammendante agricolo.
Andrea De Robertis

Il mio lavoro di tesi riguarda la quantificazione degli impatti ambientali associati alla distribuzione di acqua in bottiglie mono-uso in PET per il settore Horeca in Regione Lombardia. I risultati ottenuti mostrano che le fasi più impattanti del sistema analizzato sono il ciclo di vita della bottiglia e la distribuzione dell’acqua dall’impianto di imbottigliamento al distributore locale. Miglioramenti significativi del sistema possono essere ottenuti utilizzando granuli di PET riciclato (fino al 50% in peso) in fase di produzione dell’imballaggio, aggiornando la flotta di automezzi utilizzata per la distribuzione e riducendo le distanze di trasporto coinvolte.
Nella seconda parte dello studio il sistema di distribuzione con bottiglie in PET mono-uso è stato confrontato con la distribuzione dell’acqua attraverso contenitori in vuoto a rendere. I risultati ottenuti mostrano che il sistema a rendere può essere competitivo solo se implementato su un mercato locale (100-200 km). Inoltre, le bottiglie in vetro devono essere riutilizzate almeno 25 volte prima di essere smaltite.
Viviana Grisales

Il mio lavoro di tesi deriva dal progetto “FresMe” che lavora sulla produzione di metanolo da anidride carbonica. Questo progetto ha suscitato in me l’interesse nell’esplorare la produzione di metanolo da altre fonti rinnovabili. Nel mio caso, abbiamo scelto la biomassa. La quantità di biomassa utilizzata per generare elettricità oggi potrebbe essere disponibile in futuro a causa dello sviluppo di energia eolica e fotovoltaica. Sviluppando il metanolo come combustibile per i trasporti, le emissioni di carbonio nel settore dei trasporti potrebbero essere ridotte. L’obiettivo della mia tesi è di confrontare gli impatti economici e ambientali tra il mio modello (produzione di metanolo da biomassa con l’impiego di tecnologie di gassificazione) e la via di produzione commerciale (dal gas natural al metanolo). Un modello tecnico è costruito attraverso Aspen Plus. Con i risultati, in Excel viene applicato un metodo di discounted cash flow per calcolare il prezzo minimo di vendita del carburante e viene eseguita un’analisi di sensibilità per vedere in che modo i diversi parametri possano influenzare questo prezzo. La metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) viene utilizzata per valutare gli impatti ambientali che iniziano dalla materia prima e terminano nel prodotto finale: il metanolo. Il risultato mostra che il mio modello ha un prezzo superiore del 14% rispetto al caso di riferimento negli euro 2018 e può ridurre notevolmente l’impatto del cambiamento climatico di oltre il 60%. Però, il metodo “biomassa da metanolo” ha un impatto molto più elevato (oltre l’80%) negli impatti sulla salute umana. Le prestazioni dell’impianto potrebbero essere migliorate studiando ulteriormente le alternative alla biomassa e le tecnologie di rimozione dei gas acidi. Tuttavia, è un momento molto impegnativo per il 2020 in quanto il prezzo del metanolo è sceso del 30% rispetto al prezzo del 2018. Ulteriori incentivi ambientali sono altamente raccomandati per sviluppare la tecnologia (Il metanolo da biomassa) e ridurre i costi.
Rujing Chen

Il mio lavoro di tesi è valutare l’impatto dell’esaurimento delle risorse associato alla gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) non pericolosi applicando diversi modelli di valutazione dell’impatto del ciclo di vita (LCIA). A tal fine, sono stati analizzati diversi modelli di caratterizzazione correlati alla categoria di impatto dell’esaurimento delle risorse, con i loro percorsi di impatto, indicatori, fattori di caratterizzazione (CF), vie di calcolo e unità di misura dei CF. Tutti i modelli sono stati applicati per valutare 3 diversi scenari: gestione attuale, scenario best-case, scenario tutto in discarica. Nella parte conclusiva, i minerali critici e i minerali altamente efficaci per ogni scenario sono espressi con i dati. Pertanto, questa tesi può essere considerata come un primo passo per identificare i modelli più corretti per valutare l’impatto esaurimento delle risorse della gestione dei rifiuti C&D. È stata un’esperienza entusiasmante, che mi è stata sviluppata e ha contribuito in modo soddisfacente alla mia carriera. Ho unito la mia esperienza e conoscenza ad una laurea specialistica in Ingegneria ambientale per la sostenibilità.
Gözde Kaya Avşar

La mia tesi nasce con lo scopo di portare alla luce un problema ancora poco conosciuto che riguarda la gestione dei rifiuti di lana di roccia tramite la descrizione di questo materiale e un’analisi qualitativa e quantitativa dei flussi di rifiuti.
La lana di roccia è un isolante termo-acustico introdotto solo di recente e le cui caratteristiche lo rendono idoneo a soddisfare le più recenti imposizioni normative in termini di isolamento termico, isolamento acustico e protezione dal fuoco.
Dai risultati ottenuti si evince come nei prossimi decenni ci sarà un incremento importante nella produzione di rifiuti di lana di roccia. Nel contesto Europeo, per esempio, nell’orizzonte temporale considerato che va dal 2033 al 2050 vi sarà un incremento del 19% nella produzione totale di rifiuti di lana di roccia, con un incremento medio annuo dell’1,1%. Gli attuali sistemi di gestione, che prevedono il riutilizzo come materie prime, la bricchettatura e la produzione di CSS-combustibile, potrebbero non essere sufficienti a sostenere questo incremento. Sono state analizzate, inoltre, una serie di nuove tecnologie in fase di sviluppo che hanno come obiettivo di implementare gli attuali sistemi di gestione ma che presentano delle limitazioni. Queste nuove tecnologie, infatti, sono state sviluppate per essere applicate ai soli rifiuti privi di contaminazione con la conseguente esclusione di alcuni importanti flussi come quello dei rifiuti provenienti dalle attività di demolizione e ristrutturazione che sono spesso contaminati da altri materiali come intonaci, laterizi e sistemi di fissaggio.
In termini di crescita dei rifiuti, una soluzione per limitare il problema potrebbe essere quella di migliorare l’efficienza degli impianti produttivi (da cui deriva uno dei principali flussi di rifiuti) allo scopo di ridurre la produzione di scarti. Inoltre, prediligendo sempre di più un tipo di demolizione selettiva sarebbe possibile creare dei flussi di rifiuti puri che sarebbero più facilmente gestibili sia con le soluzioni attualmente esistenti, ma anche con quelle in fase di sviluppo.
Piera Policaro

Selezione dei rifiuti da imballaggio in plastica e riflessi sulla raccolta: indicazioni e proposte dallo studio di un impianto innovativo

Il mio lavoro di tesi nasce da una collaborazione con STADLER Italia e A2A  Ambiente e si è focalizzato sullo studio dell’impianto innovativo di Muggiano (MI) che opera la selezione della plastica da raccolta differenziata. Durante il periodo di avviamento sono state valutate le prestazioni in termini di purezza dei materiali ed efficienze di recupero, il bilancio di massa, la caratterizzazione di tutti i flussi uscenti e l’analisi delle criticità. I risultati delle analisi effettuate sono stati inoltre confrontati con quelli ottenuti dalle prove effettuate nel centro gemello di Cavaglià (BI), analizzato in una tesi precedente, in modo tale da individuare eventuali analogie e differenze sull’operatività dei due impianti in due contesti differenti del territorio italiano. Sulla base di queste premesse sono emersi principalmente due spunti di approfondimento. La problematica più critica riscontrata riguarda la ridotta percentuale del rifiuto trattato che può effettivamente essere riciclato. Appare sempre più evidente, perciò, la necessità di introdurre innovazioni sulla produzione degli imballaggi in plastica, che li possano rendere più facilmente riciclabili. L’altro risultato importante delle analisi riguarda lo scarto qualitativo che si verifica tra il materiale proveniente da una raccolta differenziata di tipo monomateriale e da una di tipo multimateriale che contempla, oltre alla plastica, anche i metalli. L’indicazione che emerge da questo studio è rivolta alle amministrazioni comunali e ai cittadini e consiste nel sensibilizzare maggiormente sulle dinamiche di recupero e riciclo degli imballaggi in plastica e sulla differenza che intercorre tra le diverse tipologie di raccolta differenziata.

Filippo Brivio

La crisi della gestione dei rifiuti in plastica: cause e possibili soluzioni

Il mio lavoro di tesi inizia ad agosto 2018, attraverso una collaborazione col team di STADLER Italia finalizzata allo svolgimento di prove sperimentali sul nuovo impianto di selezione della plastica di A2A a Cavaglià (BI). Per tutto il mese sono state condotte prove per testare l’efficienza dell’impianto e per individuarne le criticità. Al termine di questo periodo, a ritroso, ho ricercato le cause della difficoltà a gestire alcuni flussi di plastica. Tra i risultati più rilevanti è emerso come il divieto di importazioni di rifiuti in Cina, il cosiddetto China’s Ban, abbia sovraccaricato la filiera di gestione mettendo a nudo alcune problematiche riguardanti la sostenibilità del riciclo dei rifiuti in plastica. Inoltre, l’evoluzione dei consumi di imballaggi con il conseguente aumento di quelli non riciclabili e dei biopolimeri ha contribuito ad aggravare queste problematiche. Abbiamo a disposizione molti interventi e poco tempo per risolvere questa crisi; è possibile agire sul mercato della plastica riciclata o riprogettare l’imballaggio nel suo complesso, ma qualsiasi soluzione necessita di una stretta collaborazione tra gli attori in gioco.

Michele Paglia

Demolizione selettiva o tradizionale?

Il mio lavoro di tesi è da intendersi come parte di un progetto commissionato da Regione Lombardia al gruppo di ricerca AWARE.  Lo studio indaga i potenziali impatti ambientali legati alla fase di fine vita degli edifici, concentrandosi su come l’uso di diverse tecniche di demolizione può influenzare le prestazioni del sistema in analisi. La metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) viene utilizzata per analizzare e confrontare diversi scenari: per un edificio residenziale, lo scenario di demolizione selettiva viene confrontato con quello di demolizione tradizionale, utilizzando i dati primari sito-specifici forniti dalle aziende di demolizione. L’obiettivo principale è quello di indagare se e come gli impatti associati ad una demolizione selettiva siano compensati dai benefici derivanti dal recupero, dal riutilizzo e dal riciclo dei rifiuti, che questa demolizione ci si aspetta massimizzare. Dai risultati è emerso come tecniche di demolizione selettiva debbano essere incoraggiate ma, soprattutto, migliorate: migliori prestazioni del sistema sono garantite infatti solo dalla massimizzazione del riutilizzo/riciclo dei rifiuti separati in cantiere e, dove non possibile, dal recupero di energia.

Michela Ruggeri

Migliorare la gestione del rifiuto residuo in Puglia

Il mio lavoro di tesi, svolto all’interno del LEAP di Piacenza, è consistito in uno studio della gestione e del trattamento del rifiuto urbano residuo nella Regione Puglia, seguito dalla formulazione di una proposta migliorativa. Per prima cosa si sono definiti i bilanci di massa degli anni 2016 e 2017, caratterizzando ciascun flusso in entrata ed uscita da ogni impianto della filiera, così da evidenziare la principali criticità del sistema. Ne è seguita un’analisi critica del nuovo Piano Regionale e la formulazione del nostro scenario, per cui sono state definite le tecnologie di trattamento ed i loro relativi flussi di materia. La validità della nostra proposta è stata verificata anche con un’analisi ambientale semplificata, che ha permesso di confrontare le emissioni di CO2 equivalente, NOx e particolato attualmente generate dalla filiera di trattamento con quelle previste nello scenario migliorativo, cosa che ha evidenziato un miglioramento per tutti gli impatti.

Andrea Airoldi

Sacchetti di carta per la raccolta dell’umido e biometano: quali relazioni?

Nella sessione di Lauree Magistrali di Luglio 2018 si è parlato di digestione anaerobica e di sacchetti di carta. Complimenti a Francesco e Alberto!

“Il mio lavoro di tesi ha riguardato il confronto tra sacchetti per la raccolta del rifiuto organico in carta riciclata e quelli in bioplastica. L’obiettivo è stato quello di valutarne le differenze in fase di raccolta domestica e in fase di digestione anaerobica, per farlo abbiamo diviso il lavoro in due parti: le prove di evapotraspirazione domestiche e i test BMP nel laboratorio della “Fabbrica della bioenergia” nel polo di Cremona del Polimi.
Dalle prove domestiche in cui abbiamo testato sacchetti differenti in parallelo per tutta la stagione invernale e primaverile è risultato che la carta permette delle perdite di massa più alte della bioplastica grazie ad un’evapotraspirazione maggiore.
I test BMP hanno invece mostrato che dalla carta è possibile produrre quasi quattro volte il metano prodotto dalla degradazione della bioplastica; la degradazione della carta è inoltre più veloce e il materiale al termine delle prove è risultato chiaramente più disgregato.
I sacchetti in carta per la raccolta dell’umido possono quindi portare vari miglioramenti sia economici che impiantistici nella filiera del recupero del materiale organico”
Francesco Poma

Il mio lavoro di tesi si è configurato come uno studio di fattibilità di un impianto integrato anaerobico-aerobico finalizzato alla produzione di biometano, che utilizza come matrice in ingresso la FORSU. Lo studio, comprensivo di inquadramento normativo e programmatico di riferimento, di una parte tecnica di dimensionamento e di una analisi economica, ha dimostrato come la realizzazione di questa tipologia di impianti sia al momento particolarmente incentivata dalla recente approvazione del Decreto 2 marzo 2018, in tema di biometano. In aggiunta si è incluso nello studio un’ulteriore analisi volta a valutare i vantaggi per l’impianto di trattamento derivante dal conferimento del rifiuto all’interno di sacchetti in carta al posto degli usuali sacchetti in bioplastica. I risultati, sebbene basati su dati sperimentali preliminari, hanno mostrato importanti vantaggi sia dal punto di vista dei costi che della gestione del rifiuto organico.
Alberto Fanchini

Controllo del mercurio, recupero delle ceneri pesanti, material flow analysis dei rifiuti in Italia e Danimarca, incentivi sul biometano

Una intensa sessione di laurea, quella di Aprile 2018!

Il nostro lavoro di Tesi, in collaborazione con il gruppo Unicalce S.p.A., ha avuto come scopo l’analisi degli effetti del dosaggio ad alta temperatura di un sorbente magnesiaco sull’abbattimento dei gas acidi e sulla rimozione di mercurio nella termovalorizzazione. Si sono analizzate le prestazioni ambientali, gestionali ed energetiche del reagente grazie ai risultati ottenuti da una prova sperimentale condotta presso il termovalorizzatore di Torino di TRM S.p.A.
Dai risultati è stato osservato un marcato abbattimento dei gas acidi liberati dalla combustione e un risparmio di bicarbonato con conseguente riduzione della produzione di prodotti sodici residui. Inoltre, il dosaggio del reagente da luogo a ceneri leggere di caldaia più fini e con punti di fusione più elevati, con vantaggi dal punto di vista della pulizia della caldaia.
Il sorbente ha infine manifestato un effetto di attenuazione sul valore di mercurio totale registrato in uscita caldaia, con effetti più marcati all’aumentare del dosaggio.
La tecnologia studiata si è rivelata semplice, economica e adattabile ai sistemi già esistenti per la termovalorizzazione dei rifiuti urbani.
Andrea Martino Amadei e Federico Monti

L’obbiettivo del mio lavoro di tesi è stato quello di ottenere dei valori di cessione coerenti con i valori di pH e di rapporto L/S di campo da inserire all’interno di uno studio LCA sul trattamento e sul recupero delle ceneri pesanti. Per raggiungere tale obbiettivo, sono stati eseguiti in laboratorio dei test di cessione a pH variabile e rapporto L/S variabile su due diversi materiali ottenuti dal recupero delle ceneri pesanti. Per le specie maggiormente influenzate dal pH, sono stati selezionati i valori di concentrazione risultanti dal test a pH variabile in corrispondenza del pH di campo, mentre per le specie maggiormente influenzate dal rapporto L/S, sono stati selezionati i valori risultanti dal test a rapporto L/S variabile in corrispondenza del rapporto L/S di campo. I risultati ottenuti hanno confermato l’importanza di considerare i valori di campo di pH e di rapporto L/S per l’ottenimento di un’analisi che sia rappresentativa della situazione reale.
Peter Piperno

Le recenti normative europee nel campo della gestione dei rifiuti mirano ad applicare il concetto di Economia Circolare in tutti i paesi europei. Sarebbe necessario ottimizzare la separazione dei rifiuti e i processi di riciclo affinché i rifiuti mandati in discarica diminuiscano e, contemporaneamente, una maggior quantità di rifiuto venga mandato a recupero. Prima di effettuare una qualsiasi azione è necessario analizzare la situazione attuale ed in questo contesto che si inquadra la mia tesi. Infatti, lo scopo è stato quello di creare un modello della attuale gestione dei rifiuti urbani, basato sul concetto di Analisi di Flussi di Materiali (MFA), come supporto a sviluppi futuri. La tesi, svolta in parte presso la Technical University of Denmark, in particolare, si focalizza sulla gestione dei rifiuti Danesi e Italiani, effettuando anche dei confronti interessanti tra i due paesi.
Il modello proposto è stato inoltre utilizzato per effettuare una serie di scenari futuri, per entrambi i pesi, con lo scopo di incrementare la separazione dei rifiuti alla sorgente. I risultati proposti mirano al raggiungimento degli obiettivi posti dalle normative europee.
Elisabetta Abbate

Nel mio lavoro di tesi mi sono occupato dell’upgrading di un impianto di compostaggio esistente (SILEA spa) con un comparto anaerobico finalizzato alla produzione di biometano. Il binomio anaerobico-aerobico è infatti considerata la miglior prassi per il trattamento del rifiuto organico e la valorizzazione economica risultante dall’applicazione del decreto biometano firmato in data 2 Marzo 2018 prefigura degli interessanti scenari di sviluppo in tal senso. In questo lavoro prettamente progettuale, si sono enfatizzati aspetti tecnico-pratici affiancati ad un’approfondita ricerca in merito a casi di impianti reali pervenendo alla redazione di uno studio di fattibilità che ha mostrato interessanti prospettive.
Federico Bonacina

 

 

Gli impatti della gestione di RUR e FORSU nell’est milanese

La mia tesi parte da un lavoro commissionato dalla società CAP al gruppo di ricerca AWARE. Lo studio valuta, tramite la metodologia LCA, i potenziali impatti ambientali associati all’attuale sistema di gestione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) e della frazione organica (FORSU), prodotti in 5 Comuni della provincia di Milano (Cologno Monzese, Cormano, Pioltello, Segrate e Sesto San Giovanni). Attualmente il RUR viene sottoposto ad un processo di incenerimento presso il termovalorizzatore di Sesto San Giovanni, mentre la FORSU a trattamenti di compostaggio e digestione anaerobica in diversi impianti. I risultati di tale scenario serviranno come confronto con il potenziale scenario futuro, secondo il quale il RUR subirà un trattamento meccanico a freddo per il recupero di materia e il CSS prodotto subirà anch’esso un processo di incenerimento, mentre la FORSU verrà trattata con un processo di digestione anaerobica presso la nuova piattaforma integrata con produzione di biometano a Sesto San Giovanni.

Martina Valli