Acqua di rete in Università per un impatto sostenibile

Questo mese si è concluso il progetto BeviMI, promosso da CICMA e cofinanziato da Fondazione Cariplo, che ha visto coinvolto il gruppo AWARE nello svolgimento di una ricerca interuniversitaria con due obiettivi principali:

  • indagare i comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati tramite un approccio citizen science;
  • analizzare l’impatto ambientale delle diverse filiere di approvvigionamento di acqua disponibili negli atenei milanesi tramite metodologia life cycle assessment (LCA);

CAMPAGNA DI SCIENZA PARTECIPATA

Per la raccolta dei dati sui comportamenti attualmente adottati dalla comunità universitaria in materia di acqua da bere e rifiuti plastici generati è stato predisposto un questionario qualitativo.

Il questionario è stato diffuso tra gli studenti, i docenti, i ricercatori, i dottorandi e il personale tecnico amministrativo delle Università milanesi Milano-Bicocca, Politecnico e Università degli Studi di Milano tramite gli Uffici di Sostenibilità dei tre atenei e grazie all’aiuto di alcune associazioni studentesche. 

Figura 1. Indagine sulla modalità più frequente di rifornimento di acqua in università (questionario BeviMI)

In media il 77% dichiara di consumare prevalentemente in università acqua di rete, ritenendola una scelta sostenibile, comoda ed economica.

Dal questionario è inoltre emersa la richiesta di installare erogatori laddove non presenti e la necessità di effettuare campagne di sensibilizzazione, eventi o percorsi di approfondimento per abbattere falsi miti che frenano alcuni studenti dal bere acqua di rete (ad esempio per paura dello stato delle tubature, della presenza di calcare, e di uno scarso monitoraggio). Proprio in questa ottica, all’interno del progetto è stato svolto tra il 20 aprile e 18 maggio 2022 il ciclo di seminari Bbetween “Acqua: gestione e uso sostenibile” che ha visto il coinvolgimento del gestore del servizio idrico, di docenti, dei delegati alla sostenibilità degli atenei e di organizzazioni civiche (le registrazioni sono accessibili qui).

VALUTAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE

A conferma dell’effettiva sostenibilità della scelta di bere acqua di rete anziché acqua in bottiglia, è stato confrontato con applicazione della metodologia LCA l’acquisto di una bottiglia in PET da 0,5 litri (filiera 1) con il prelievo di 0,5 litri di acqua di rete tramite casa dell’acqua installata sul territorio e borraccia personale in alluminio (filiera 2).

Figura 2. Sistemi disponibili in università per l’approvvigionamento di acqua confrontati in un’ottica di quantificazione di impatto ambientale.

Nella filiera 1 sono state incluse le fasi di captazione dell’acqua, la produzione della bottiglia (corpo, tappo, etichetta) e degli imballaggi di vendita e trasporto, il trasporto del prodotto finito, la sua eventuale refrigerazione, il suo utilizzo e lo smaltimento di tutti gli imballaggi coinvolti nel processo.

Per la filiera 2 sono incluse invece le fasi di captazione, potabilizzazione e distribuzione dell’acqua, costruzione, uso e fine vita della casa dell’acqua, costruzione, lavaggio e fine vita della borraccia in alluminio.

Lo studio è stato condotto utilizzando il software SimaPro 9.3 e adottando il metodo proposto dalla commissione europea EF 3.0 basato su 16 categorie di impatto che quantificano gli effetti sull’ambiente (8 categorie), sulla salute umana (4 categorie) e sull’esaurimento di risorse (4 categorie), con l’intento di includere il più ampio spettro di problematiche potenzialmente causate da ciascuna filiera.

Figura 3. Categorie di impatto valutate nel metodo Environmental Footprint 3.0 proposto dalla Commissione Europea adottato nello studio LCA.

Dai risultati ottenuti è stato possibile affermare che, in accordo con le assunzioni fatte per le due filiere, consultabili nella ricerca completa (disponibile su www.contrattoacqua.it), la scelta di bere 0,5 litri di acqua di rete erogata dalla casa dell’acqua e raccolta tramite borraccia in alluminio è ambientalmente più vantaggiosa della scelta di acquistare acqua in bottiglie di PET da 0,5 litri per tutte le 16 categorie di impatto analizzate.

Figura 4.Confronto tra gli impatti delle due filiere per tutte e 16 le categorie di impatto analizzate. 

Per quanto riguarda la filiera 1, si può poi affermare che le fasi che contribuiscono in misura maggiore agli impatti totali sono il ciclo di vita della bottiglia in PET e il trasporto della stessa dall’imbottigliatore al rivenditore; nella filiera 2 invece le fasi principalmente responsabili degli impatti totali sono il consumo di energia elettrica per il funzionamento della casa dell’acqua e il lavaggio della borraccia.

L’applicazione della metodologia LCA ha permesso di delineare inoltre le seguenti conclusioni:

• lo studio effettuato è uno strumento utile per le università per quantificare gli impatti di ateneo del consumo di acqua in PET e stimare la potenziale riduzione che si otterrebbe nel caso di un maggior ricorso all’uso di acqua di rete;

• la selezione dei fornitori di bottiglie in PET da parte degli atenei può essere fatta secondo criteri sviluppati in ottica di sostenibilità ambientale per minimizzare gli impatti di tale filiera (alcuni criteri emersi sono ad esempio la scelta di fornitori con distanza imbottigliatore-atenei minore, la scelta di bottiglie con una certa percentuale di granuli in PET riciclato…);

• lo studio sottolinea l’impatto non trascurabile dei consumi elettrici dei distributori automatici, elemento su cui sarebbe opportuno intervenire; 

• relativamente all’acqua di rete è importante adottare piccoli accorgimenti (come limitare l’uso di acqua nel lavaggio della borraccia) per evitare di ridurre i notevoli effetti positivi generati dalla scelta di bere acqua di rete; 

• un possibile sviluppo futuro emerso dallo studio è quello di effettuare un confronto specifico tra gli erogatori e le case dell’acqua, in modo da identificare se nei campus universitari sia più strategico da un punto di vista ambientale un modello diffuso (tanti erogatori di minori dimensioni), un modello concentrato (un’unica casa dell’acqua in luogo molto frequentato) o un modello ibrido.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *