Insegnare LCA in India

28 gennaio Malpensa: sono in partenza per l’India: mai stata: chissà come sarà! Milano – Abu Dhabi – Hyderabad. Dopo circa 13 ore di viaggio, arrivo a destinazione e fiduciosa esco dall’aeroporto, vado a sinistra (come mi era stato indicato dal professore ospitante) e cerco il mio nome sui fogli tenuti in mano dalle persone in attesa dell’arrivo dell’aereo, ma niente da fare: il mio non c’è. Ricontrollo, aspetto un po’, ricontrollo, niente. Chiedo al poliziotto, che molto gentilmente chiama il numero di telefono che mi era stato dato in caso di necessità e poi mi dice: aspetta qua, arriveranno. Passa mezz’oretta (nel frattempo cambio l’ora all’orologio: 4 ore e mezza in avanti) ed ecco che finalmente appare un foglio con il mio nome! Salgo in auto (dalla parte opposta che da noi) con destinazione il campus del NIT di Warangal. Supera a destra, supera a sinistra, schiva moto, tuc tuc, persone a piedi, camion….dopo aver visto la morte almeno 100 volte in due ore oso dire: è un po’ pericoloso guidare qua, sembra che non ci siano regole. Risposta: se seguissimo le regole ci metteremmo 5 ore invece che 3 per fare 150 km. Penso: non fa una piega. Decido così, invece che guardare avanti, di guardare a sinistra e vedo campi di cotone e risaie e purtroppo un bel po’ di rifiuti sparsi qua e là.

Arriviamo finalmente al campus e alla stanza che mi hanno riservato (capirò dopo che è nella residenza per ospiti speciali). Primo impatto: odore molto forte, caldo pazzesco, finestre mezze rotte, muffa nel mini frigo, bagno cavi a vista, cavo di rete che entra dalla finestra proveniente dall’altro lato della casa. Ma il professore è molto gentile e mi chiede se è tutto a posto. Mi dice poi che lunedì prima dell’inizio delle mie lezioni ci sarà una cerimonia di benvenuto. Ed effettivamente, lunedì mi ritrovo seduta tra direttore dell’istituto, direttore del dipartimento, coordinatore della sezione e il professore. Non capisco molto di quello che viene detto (l’inglese è un po’ indianizzato e poi parlano tutti a bassa voce) ma capisco che sono veramente contenti che io sia lì perché è per loro un’opportunità di accrescimento ed arricchimento della conoscenza. Inizio poi la mia lezione e quindi entro in aula (dove tutto è consunto ) e dico good afternoon: gli studenti tutti in coro e sorridenti mi rispondono good afternoon e si alzano in piedi. Inizio la mia lezione, scrivo qualcosa alla lavagna, faccio per cancellare e subito uno studente si alza e mi precede col cancellino. Pensando che forse a qualcuno dei nostri studenti italiani due settimane qua per capire cosa sono il rispetto per il professore e la voglia di conoscenza non finalizzata all’ottenimento di crediti potrebbero far bene, sorrido e continuo la mia lezione.