Progetto IMAP – LCA relativa all’integrazione di un sistema di coltivazione microalgale in un impianto di trattamento delle acque reflue

È disponibile online sulla rivista Journal of Environmental Management un nuovo articolo riguardante la valutazione dei benefici ambientali legati all’inserimento di un processo depurativo microalgale nello schema classico di depurazione delle acque reflue urbane.

Il processo depurativo è stato sviluppato e analizzato all’interno del progetto IMAP (Integration of MicroAlgal based Processes in wastewater treatment), finanziato da Fondazione Cariplo, che ha previsto l’installazione di una unità di trattamento algale su scala pilota presso il depuratore di Bresso-Niguarda. Tale unità è costituita da un bacino a configurazione aperta, alimentato con il surnatante dalla fase di disidratazione dei fanghi, ricco di nutrienti, e con il gas di scarico dell’unità di cogenerazione (11% di CO2 in volume).

L’articolo si focalizza sull’analisi LCA comparativa tra la configurazione attuale di trattamento (depurazione convenzionale a Bresso nell’anno 2017) e la situazione futura (depurazione a Bresso con integrazione del processo biologico algale). Il confronto è avvenuto in termini di 12 categorie di impatto sull’ambiente e sulla salute umana (metodo ILCD, 2011), dell’indicatore energetico CED (Hischier et al., 2010) e di due indicatori di consumo delle risorse idriche e di suolo.

Come attualmente progettata, la depurazione con processo algale è caratterizzata da prestazioni ambientali migliori rispetto al trattamento attuale delle acque reflue in 7 dei 15 indicatori analizzati, principalmente per i risparmi energetici indotti. Per un’applicazione a scala reale, dall’analisi LCA sono emerse le seguenti principali raccomandazioni: a) minimizzare la volatizzazione di ammoniaca dai bacini algali; b) preferire il recupero in agricoltura della biomassa algale residua come fertilizzante organico a lento rilascio anziché il suo co-incenerimento; c) scegliere per il bacino una località favorevole in termini di radiazione solare per incrementare la produttività algale specifica.  

L’articolo è disponibile qui fino al 27 dicembre 2020. Ulteriori dettagli di pubblicazione verranno forniti non appena disponibili.  

Impatti ambientali delle bottiglie in vetro a rendere: una nuova pubblicazione

È stato pubblicato sugli atti della Conferenza 27th CIRP Life Cycle Engineeering Conference (LCE 2020) un nuovo articolo sul tema del riutilizzo degli imballaggi nel Nord Italia. L’articolo analizza il ciclo di vita delle bottiglie in vetro a rendere (VAR) utilizzate nella distribuzione di acqua minerale fino a un massimo di 30 volte. In dettaglio si quantifica il contributo delle principali fasi del ciclo di vita dell’imballaggio al variare del numero di utilizzi e si riporta un confronto finale con un sistema equivalente improntato sul vetro monouso.

I principali risultati dello studio mostrano che il contributo maggiore agli impatti del sistema VAR è fornito dalla fase di distribuzione del prodotto, che per il numero massimo di utilizzi (n=30) determina fino all’80% dell’impatto complessivo. I carichi del processo di rigenerazione sono invece più modesti (contributo generalmente inferiore al 45% dell’impatto complessivo anche per 30 usi) e, a seconda delle categorie analizzate, principalmente riconducibili al consumo di energia elettrica dell’impianto di imbottigliamento, al riscaldamento delle acque di lavaggio e alla produzione dei tappi in alluminio primario da sostituire in ciascuna rigenerazione. Nelle condizioni medie operative, già con 2 sole consegne il sistema VAR risulta ambientalmente preferibile rispetto all’alternativo vetro a perdere. Il confronto tra i due sistemi è tuttavia sensibile alla distanza di trasporto coinvolta in fase di distribuzione.

L’articolo è consultabile liberamente qui.

Riutilizzo degli imballaggi e LCA: pubblicati gli studi svolti da AWARE per Conai

Sul sito di Conai (sezione studi e ricerche in ambito prevenzione ed eco-design) sono ora disponibili tutte le indagini e gli studi LCA effettuati dal gruppo AWARE in merito al tema del riutilizzo degli imballaggi. I documenti comprendono:

Imballaggi riutilizzabili oggetto di studio

Le analisi effettuate hanno rivelato che il riutilizzo degli imballaggi oggetto di studio è una pratica generalmente preferibile rispetto all’utilizzo di un imballaggio mono-uso dello stesso materiale e capacità. Parametri molto importanti in termini di ciclo di vita risultano il numero di riutilizzi e le distanze di trasporto coinvolte. Priorità assoluta diventa quindi la disponibilità di dati affidabili e rappresentativi sul sistema investigato.

Consulta i singoli documenti


Prevenzione dei rifiuti nella distribuzione di ortofrutta: grande distribuzione o filiere alternative?

Nel contesto italiano, negli ultimi anni, sono sempre più diffuse modalità alternative di distribuzione dei prodotti alimentari basate sui concetti di filiera corta e produzione locale. Un esempio è la cosiddetta “spesa in cassetta” (anche nota come farm delivery o box scheme) che consiste nella fornitura di prodotti ortofrutticoli, reperiti presso produttori prossimi al luogo di consumo, in cassette a rendere. Grazie all’uso di una cassetta riutilizzabile anziché di diversi imballaggi primari e per il trasporto, la pratica è annoverata tra le misure di prevenzione dei rifiuti da imballaggio.Un’analisi in merito è ora disponibile nell’articolo Packaging waste prevention in the distribution of fruit and vegetables: An assessment based on the life cycle perspective pubblicato su Waste Management & Research.

Lo studio confronta, con una prospettiva di ciclo di vita, un’esperienza pilota di “spesa in cassetta” con la fornitura di ortofrutta nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) in Lombardia. Considerando le carote e le mele come prodotti rappresentativi per l’analisi (alta disponibilità stagionale e produzione significativa in Italia), sono stati esaminati diversi scenari di distribuzione legati alle scelte di acquisto e alle modalità di gestione nei due canali di vendita.

Considerando i rifiuti prodotti e gli impatti ambientali potenziali, l’esperienza pilota di farm delivery non rappresenta sempre una valida alternativa al canale di vendita tradizionale, ottimizzato ormai da tempo. L’utilizzo di una prospettiva di ciclo di vita ha quindi permesso di evidenziare le criticità del sistema alternativo e proporre possibili modifiche che l’analisi ha dimostrato essere efficaci per un miglioramento delle sue prestazioni ambientali.

Lo studio è stato supportato da Finlombarda S.p.A. – Regione Lombardia

Per maggiori informazioni:                                                                               Articolo pubblicato su Waste Management & Research                                  Articolo pubblicato su Ingegneria dell’Ambiente (Open Access)